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Gombo e spiagge di San Rossore ora qualcosa potrebbe cambiare

Gombo e spiagge di San Rossore ora qualcosa potrebbe cambiare

Dopo la polemica estiva scatenata dalla denuncia del Wwf sui bagnanti via mare e sui pescatori Il consigliere Buoncristiani: «È tempo di rivedere le regole e i vincoli sull’accesso dei cittadini»

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PISA. Potrebbero cambiare le regole di gestione delle spiagge di San Rossore su cui si sono accese polemiche dopo la segnalazione del Wwf sulla presenza di barche, bagnanti e pescatori alla spiaggia del Gombo. La gestione delle spiagge di San Rossore è una questione che ha radici antiche ma che potrebbe, però, vedere presto una soluzione con una possibile revisione del regolamento del Parco di cui si fa promotore e sostenitore Luigi Buoncristiani, consigliere dell’Ente. «Le regole cui è sottoposto il Parco risalgono ai tempi in cui era una tenuta presidenziale - spiega - una zona cioè sensibile dal punto di vista militare, con norme di fruibilità molto rigide che, seppure recentemente modificate, ne limitano l’accesso ai cittadini con vincoli severi che si potrebbero rivedere».

La polemica recente sulle spiagge di San Rossore nasce dalla denuncia del l Wwf che lamenta la continua violazione dell’articolo 8 del piano di gestione della Tenuta, che vieta l'attracco, la balneazione e l’utilizzo dell’arenile per attività diverse dalla ricerca scientifica e dalla didattica naturalistica. Nel periodo estivo, invece, la spiaggia del Gombo sarebbe invece regolarmente affollata di bagnanti che, arrivando dal mare, attraccano le barche e sostano sulle spiagge con ombrelloni e sdraio. I cartelli con i divieti esistono e sono ben evidenti, ma vengono ignorati e le irregolarità in parte tollerate con uno scarso controllo. «Il problema è che c’è un conflitto di competenze tra la Guardia costiera, che detiene il controllo marittimo, e il corpo di guardie terrestri della Tenuta», continua Buoncristiani. Probabilmente un po’ di sinergia in più tra i due enti di sorveglianza basterebbe a risolvere il problema, soprattutto perché, così, l’assenza di vigilanza, si lascia spazio a gravi violazioni, come ad esempio la pesca di frodo in una zona dove invece esistono regole ben precise per la salvaguardia del patrimonio naturalistico.

«La Tenuta di San Rossore è di fatto anomala perché da sempre antropizzata – conclude il consigliere – ma con un basso impatto dell’uomo sulla natura, che si sono conquistati il giusto spazio di convivenza; un regolamento più moderno permetterebbe di aggiornare l’accesso al Parco e alle sue spiagge rivedendo quelle norme troppo restrittive che ad oggi impediscono la fruibilità di questo bellissimo habitat salvaguardandone però l’interesse naturalistico». Regole sì, dunque, ma per gestire meglio e per tutelare la natura senza divieti assoluti.

D’accordo con un giusto ammodernamento delle regole sono anche i frequentatori delle spiagge del Gombo, che rivendicano l’antica tradizione pisana di passare una giornata di relax sulla splendida spiaggia del Parco pur consapevoli della necessità di portarne rispetto. «La repressione e il divieto sono sempre errori culturali che danneggiano tutti per colpa di pochi: l’80% dei frequentatori delle spiagge del Gombo è costituito da tranquille famiglie amanti del mare, che passano un po’ di tempo sulla spiaggia senza lasciare sporco o fare atti vandalici - dice Federico Bertini - E’ giusto controllare che non si verifichino abusi e irregolarità, ma vietarci questo innocuo piacere da cultori del mare è del tutto irragionevole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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