Il Tirreno

Pisa

L’idea di Boccadarno «Lavori di dragaggio già pronti per la foce»

di Carlo Venturini

Si sposterebbe sul fiume l’opera già appaltata per i canali L’allarme dei cantieri: «I velisti stanno fuggendo altrove»

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PISA. Sorpresa: il dragaggio della foce dell’Arno potrebbe essere fatto sin da subito grazie alla Navicelli spa. E’ una corsa contro il tempo quella intrapresa per risolvere il problema dell’insabbiamento di Bocca d’Arno e la possibile soluzione è spuntata inattesa.

«Il problema dell’insabbiamento della foce va risolto quanto prima perché le barche a vela stanno lasciando i rimessaggi pisani per quelli viareggini e spezzini» dicono dai cantieri San Ranieri. Intanto, il progetto di Comune, Provincia e Capitaneria di porto sarebbe quello di fare una corsia di sicurezza delimitata da boe il cui costo non è esorbitante (si parla di circa mille euro). L’urgenza della corsia è giustificata dal fatto che delle 3.500 barche lungo il porto fluviale dell’Arno, più della metà sono a vela. Il problema infatti, riguarda soprattutto queste imbarcazioni che hanno un pescaggio maggiore rispetto a quelle a motore. «Nella zona del muraglione del nuovo porto – dicono dagli storici Cantieri San Ranieri – si è formata una barra di sabbia e la profondità lì è di circa un metro e 60 cm». Una barca a vela di piccole dimensioni (non più di 10 metri di lunghezza) pesca per circa 1.50 metri, ma quando ci sono le onde e la barca le cavalca, si forma un incavo dove sbatte il bulbo. «Se si continua così - avvertono dal cantiere - nei nostri rimessaggi rimarranno solo le barche a vela di pisani e cascinesi mentre gli altri porteranno le loro barche a Viareggio o La Spezia».

Se dunque si procede sulla via della corsia di sicurezza con boe (ma fino al 20 agosto non potrà essere posizionata), dall’altra parte si deve pensare ad una soluzione definitiva o quasi dell’insabbiamento e la chiave di volta al dragaggio arriva dalla Navicelli spa che ha già appaltato un lavoro di dragaggio da farsi sul Canale dei Navicelli, sull’Incile e a Calambrone. «Appare però più urgente intervenire a Bocca d’Arno – dice il presidente Giovandomenico Caridi – e quindi abbiamo chiesto alla ditta se era fattibile fare il dragaggio della Bocca d’Arno, spostando dunque i lavori già appaltati. Dalla ditta abbiamo ricevuto una risposta affermativa». Ovviamente si tratta di una proposta che dovrà essere valutata in sede di conferenza dei servizi alla presenza di tutti gli attori protagonisti: Comune, Provincia, Regione, Arpat Parco di S. Rossore e Capitaneria.

Intanto, arriva qualche consiglio ai naviganti. «Il tratto più pericoloso, soprattutto per le barche a vela e quando c’è un moto ondoso di un certo rilievo, è quello a ridosso del muraglione del nuovo porto - dice Fausto Valtriani, pescatore di lungo corso e conoscitore di quelle acque da sempre “perigliose e traditrici” - Il problema dell’insabbiamento della Bocca d’Arno è vecchio quanto il fiume stesso, ma è vero che negli anni la situazione è peggiorata lungo tutto il fiume, anche nel tratto cittadino». Basti pensare che 40 anni fa c’era chi si tuffava di testa dal Ponte di Mezzo. I membri della famigerata “banda della bistecca” del Cep, si facevano pagare per “esibirsi” tuffandosi dal Ponte di Mezzo. «Oggi chi ci provasse, rimarrebbe piantato nella sabbia”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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