Il Tirreno

Pisa

Una via di fuga con le boe per le barche alla foce

di Carlo Venturini

È la soluzione provvisoria individuata per rendere navigabile la Bocca d’Arno Resta il nodo dei lavori di dragaggio. Il Comune: «Da soli non ce la facciamo»

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PISA. Bocca d’Arno sarà dragata (forse) a primavera prossima, ma presto arriveranno intanto sette-otto boe per demarcare una corsia sicura di sbocco al mare. Sono le prime indiscrezioni trapelate da una riunione di due giorni fa alla Lega navale dove erano presenti tutti gli attori (Capitaneria di porto compresa) che con varie competenze devono “stappare” la Bocca d’Arno. Grandi assenti: la Regione e il Parco di San Rossore. La riunione era informale perché è stata già fissata in calendario una conferenza dei servizi che si terrà giovedì prossimo o il 20 agosto. Fino a quelle due date non si muoverà una foglia.

Intanto la Provincia è comunque certa di una cosa e cioè che tocchi al Comune dragare la foce dell’Arno perché quella zona “incaglia barche” è area demaniale marittima e il Comune ci incassa le concessioni. Il Comune non lo nega, ma alza le braccia: «Da soli non ce la facciamo, ci vuole un accordo di programma con la Regione e con tutti gli enti interessati».

Nel frattempo circa 2500 proprietari di barche ormeggiate in Arno stanno col fiato sospeso e soprattutto con occhi ed ecoscandagli allerta. «Stiamo valutando l’opportunità di creare intanto una corsia per l’uscita dei natanti usando delle boe di delimitazione che vadano ad individuare un’area sicura», dice Valter Picchi assessore all’ambiente della provincia.

«Sì, d’accordo - interviene l’assessore comunale Andrea Serfogli - ma chi mi assicura che quella corsia sarà sempre navigabile giorno dopo giorno, mareggiata dopo mareggiata?».

Da questo scambio di battute, si intuisce che la situazione è tutt’altro che chiara soprattutto per quanto riguarda le assunzioni di responsabilità. «La competenza sul dragaggio della foce non è solo del Comune – dice Serfogli – perché in Arno ci sono quasi tremila barche e quindi l’interesse è diffuso e deve coinvolgere tutti. Magari con un accordo di programma che veda coinvolti Regione, Parco, Comune, Provincia, associazioni di categoria ed ovviamente capitaneria di porto». Sarebbe come pensare che un problema alla Torre di Pisa riguardi solo il vescovo. La faccenda è delicata perché il “bubbone” sabbioso è scoppiato proprio in piena estate. «Quel lavoro di dragaggio andava fatto dieci anni fa», dice Serfogli in un Palazzo Gambacorti deserto mentre prova a chiamare vari uffici tutti ovviamente chiusi. «Spero che si possa fare la riunione della conferenza dei servizi la prossima settimana altrimenti si deve andare a dopo il 20 agosto».

Sull’operazione di dragaggio, Serfogli non la vede così rosea. «La barra di foce è lunga 40 metri - spiega - e si dovrebbe scavare per circa 5 metri di profondità senza considerare che le mareggiate ed i venti ci metteranno del loro per complicarci la vita». L’ultima volta che si dragò la foce dell’Arno era il 1994 e ci vollero quasi due anni. «I costi sono decisamente alti – dice Picchi – si parla di oltre un milione di euro se si vuol fare una cosa fatta bene, altrimenti si rischia che con la prossima mareggiata, si ritorni punto e daccapo. Noi come amministrazione provinciale siamo disposti a partecipare alle spese». La Provincia è sicuramente competente circa l'analisi di fanghi e sabbie dragate perché se queste saranno inquinate, dovranno andare in discarica ed i costi aumenteranno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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