Sicurezza
Oggi la città celebra “lo die di Santo Sisto”
PISA. La città, ancora fiera del suo passato e decisa a difendere il proprio futuro, celebra oggi “lo die di Santo Sisto”, una data memorabile per Pisa ed i pisani. Purtroppo ricorda anche una...
PISA. La città, ancora fiera del suo passato e decisa a difendere il proprio futuro, celebra oggi “lo die di Santo Sisto”, una data memorabile per Pisa ed i pisani.
Purtroppo ricorda anche una triste pagina di storia, dal momento che 728 anni fa Pisa subì la più grave sconfitta della sua storia allo scoglio della Meloria. Sisto fu il primo patrono della città e fu venerato a Pisa fin da tempo immemore ed il suo culto decadde dopo la Meloria, e pian piano San Ranieri ne prese il posto. Il 6 agosto ha comunque ricordi felici per Pisa dato che nel 1003 la flotta pisana, comandata dall’ammiraglio Carlo Orlandi, vinse nelle acque di Civitavecchia una flotta saracena. Nel 1063 la vittoria più bella: la flotta repubblicana penetrò con la forza nel porto di Palermo ed ottenne un memorabile successo. Fu l’inizio della fine dell’espansione saracena nel Mediterraneo.
Grazie all’impresa di Palermo, fu possibile dare il via alla costruzione del Duomo, nel quale furono impiegati preziosissimi marmi. Nel 1113, sempre il 6 agosto, altra pagina di gloria: l’armata pisana, comandata dall’arcivescovo Pietro Moriconi, salpò verso le Baleari, conquistandole. E veniamo alle note dolenti. Nel luglio del 1284 i pisani attaccarono Genova con 70 galee comandante dall’ammiraglio Benedetto Buzzaccherini ed ottennero una prestigiosa vittoria. Fu probabilmente il canto del cigno per una città che al massimo del suo splendore controllava la costa da Portovenere a Civitavecchia oltre all’intera Sardegna.
Un mese dopo i genovesi armarono 130 galee al comando di Umberto Doria e giunsero a Pisa. Il grido di battaglia riecheggiò fino in città. L’arcivescovo Ruggeri benedì le 80 galee pisane, ma la croce che era sullo stendale del prelato cadde. Nessuno ci fece caso ma alla Meloria finì come tutti sappiamo. Il comandante della flotta era il conte Ugolino della Gherardesca che pochi anni dopo fu accusato di tradimento ed imprigionato nella torre del Gualandi, a morir di fame. Almeno secondo il fiorentino Dante Alighieri.
Simone Martini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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