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Il consiglio comunale: la riforma non va

di Antonio Saggese
Il consiglio comunale: la riforma non va

PISA. Il consiglio comunale chiede che vengano rivisti i criteri per l’articolazione delle Province. Riunitosi ieri in seduta straordinaria, il consiglio ha approvato all’unanimità un documento,...

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PISA. Il consiglio comunale chiede che vengano rivisti i criteri per l’articolazione delle Province.

Riunitosi ieri in seduta straordinaria, il consiglio ha approvato all’unanimità un documento, sottoscritto da tutti i capigruppo, per chiedere al Governo e alla Camera dei Deputati la modifica del disegno di legge per la riorganizzazione delle Province. Il sindaco Filippeschi ha sottolineato l’importanza di orientare la scelta del capoluogo e il conseguente riordino degli uffici secondo parametri essenziali per il territorio: «Non siamo affatto municipalisti, ma per il riordino delle Province bisogna tener conto di criteri complessi e non semplicistici come quello di considerare capoluogo di Provincia il Comune con il maggior numero di residenti».

L’aria urbana conta 91 mila residenti, ma a Pisa abitano 150mila persone e i dati parlano di 80mila accessi al giorno.

«Non si può ignorare il fatto che Pisa soddisfa già i bisogni dell’area che andrà a comporre la nuova Provincia - spiega il sindaco - tanta gente di Massa, di Lucca e di Livorno viene qui per studiare, per lavorare, per viaggiare».

Nel documento, che «formalizza la posizione della Città di Pisa», si chiede «che vengano considerate non solo la popolazione residente della provincia e la sua estensione, ma anche l’offerta del patrimonio artistico, la centralità territoriale, la presenza di infrastrutture, la mobilità di trasporto, la presenza di servizi pubblici, di formazione e di ricerca scientifica, l’alta specializzazione sanitaria, il numero delle strutture ricettive e il numero delle imprese iscritte alla Camera di Commercio».

La richiesta del consiglio comunale si estende ai deputati toscani, che vengono invitati ad esprimere motivazioni condivise che possano portare alla modifica del disegno di legge.

«Abbiamo cinque mesi prima che si arrivi al definitivo riordino delle Province – continua Filippeschi – ma vogliamo che ci sia un dialogo con gli enti territoriali e auspichiamo che questo documento diventi una traccia utile o magari un ordine del giorno in Parlamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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