Sicurezza
Sposi in una stanza d’ospedale dopo 28 anni di convivenza
Lei è uscita da tre mesi di coma e lui, ricoverato a Cisanello, appena si è ripreso ha voluto le nozze Il matrimonio è stato celebrato dall’assessore Forte alla presenza del direttore generale del Comune
PISA. Hanno pronunciato il fatidico sì da un lettino di ospedale e come pranzo nuziale polpette servite dall’Azienda ospedaliera universitaria. Il brindisi, rigorosamente con acqua.
Lui, Enrico Balloni, 64 anni, appena ripresosi da un ricovero d’urgenza per una malattia al fegato, è convolato a nozze con Maria Bellucco, 74 anni, che poco tempo prima, era miracolosamente uscita da un coma di tre mesi. «Appena mi sono ripreso dalla malattia – dice Balloni – ho chiesto a Maria di sposarmi e poi se aveva preso le sue medicine».
La signora infatti deve assumere cinque farmaci diversi al giorno a causa di una rara malattia e da quando si è risvegliata dal coma, il compagno, ora marito l’ha accudita quotidianamente con premura e affetto. «È un uomo eccezionale ed abbiamo aspettato 28 anni prima di sposarci anche se io ormai non ci speravo più, e forse neppure ci tenevo visto che abbiamo passato tutta la vita insieme e siamo per di più già nonni», dice con candore Maria mentre scarta il pranzo ospedaliero.
«Mi piacerebbe andare in viaggio di nozze in quei posti dove il clima è sempre uguale come ai Caraibi o alle Antille»: sogna ad occhi aperti Enrico. Un’idea “bocciata” subito dalla moglie che gli dice: «Ma non ti basta Tirrenia?». «Me la devo far bastare ma se avessi tanti soldi…», risponde a tono il marito dal lettino dell’ospedale tra i sorrisi complici delle infermiere e della dottoressa Stefania Petruccelli «a cui andrebbe fatto un monumento» dicono i due novelli sposi.
La coppia non si è sposata prima per una sorta di pudore imposto dal perbenismo della società. Lei infatti, quando si sono conosciuti, era già divorziata e lui aveva ben 10 anni meno di lei. «Erano cose dell’altro mondo. Io ero separata e più anziana di lui. Chissà quanto hanno chiacchierato sul nostro conto, sulla nostra storia», scuote la testa Maria che è originaria di Taranto ma vive da 50 anni a Pisa. E se è del tutto inusuale scambiarsi le fedi nuziali in una stanza ospedaliera, è originale anche il modo in cui i due si sono conosciuti.
Galeotta fu infatti una casa da ristrutturare in viale Bonaini. «Ci siamo conosciuti lì perché Enrico mi stava ristrutturando l’appartamento e mi ha fatto da compagno, amico, fratello e padre». E in quella casa, i due hanno vissuto per decenni. Il matrimonio arriva a suggellare un’intera esistenza passata insieme «nel bene e nel male» e l’assistenza reciproca che i due si sono scambiati vale più di qualsiasi litania liturgica civile o religiosa. “Lo Stato ci obbliga a firmare un foglio davanti a testimoni e a un’autorità civile se vogliamo avere i nostri diritti civili – dice Maria – ma tra di noi, alla fine nulla cambierà”. La cerimonia è stata eseguita dall’assessore Giuseppe Forte alla presenza del direttore generale Angela Nobile.
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