Il dolore
«Pedaggio in Fi-Pi-Li? Al momento non è un’idea sostenibile»
Il presidente della Regione Enrico Rossi parla a tutto campo intervistato alla festa del Pd dal direttore del “Tirreno”
PISA. Dall’attualità politica alle infrastrutture toscane, dalla “guerra dei campanili” alla riforma dello stato sociale: Enrico Rossi a ruota libera. Ospite della festa provinciale del Pd, in corso di svolgimento a San Piero a Grado, e intervistato dal direttore de Il Tirreno Roberto Bernabò, il governatore della Toscana risponde alle domande per quasi due ore. Tantissimi i temi sul tavolo.
Superstrada a pagamento? Di pedaggio sulla Fi-Pi-Li non se ne parla. Almeno per ora. «Al momento non sarebbe sostenibile - ammette Rossi, - quel che possiamo fare adesso è un buon piano di manutenzione finanziato con un piccolo contributo dai camion. Ma il tema del pedaggio si riproporrà, perché va fatta la terza corsia e servono risorse».
Aeroporti toscani. Sembra già tracciata invece la strada del nuovo polo aeroportuale regionale. Rossi continua a spingere sull’integrazione tra gli scali di Pisa e Firenze. «E’ una delle chiavi per il rilancio dell’economia toscana - dice - altrimenti ci guadagna Bologna. Pisa e Firenze devono integrarsi, mantenendo ognuna le proprie funzioni. Ma mi pare che dopo le polemiche iniziali i cittadini abbiano capito».
Le Province. In effetti la “sfida degli aeroporti” non sembra più, almeno al momento, il tema caldo anche per il pubblico (numeroso) della festa del Pd. Piuttosto, un dibattito pubblico a Pisa, di questi tempi, significa per forza di cose parlare di province. Lo striscione appeso da alcuni in pizzeria parla chiaro: “Pisa una sola provincia: mai con Livorno”. Il clima è comunque tranquillo, Rossi schiva le polemiche e rilancia le aree vaste, su cui aveva scritto nel pomeriggio sul suo sito: «E’ giusto pensare ad un livello intermedio tra Comuni e Regioni, non elettivo, con competenze chiare, a servizio dei cittadini. Di cosa dovrebbe occuparsi? Un esempio: la progettazione scolastica. Non può essere la Regione a decidere dove va costruita una scuola e non deve farlo nemmeno un Comune. Di questo dobbiamo ragionare: di funzioni. E magari dei nomi da dare a queste aree vaste: mettiamo al lavoro qualche storico e qualche esperto di marketing e vediamo cosa ne esce. Parliamo di questo, prima di pensare a quale debba essere il capoluogo». E comunque qualche margine per trattare con il governo forse c’è. «Mi ha chiamato il ministro Patroni Griffi - rivela Rossi: - proveremo a incontrarlo e a fargli le nostre proposte».
Lo stato sociale. Rossi propone ai cittadini un patto, che è anche una sfida. Un piccolo sacrificio per tenere in piedi il “sistema Toscana”: sanità, assistenza, trasporto pubblico, scuola. «Con gli ultimi tagli della spending review - dice il governatore - la situazione è insostenibile. Soprattutto nella sanità. Lo Stato ha azzerato i trasferimenti alle Regioni. E noi non vogliamo diventare i liquidatori dello stato sociale. Serve uno scatto. Continueremo a razionalizzare la spesa, a ridurre gli sprechi, ma non basterà. E allora mi domando: è possibile chiedere un sacrificio ai cittadini, sotto forma di una maggiore compartecipazione ai servizi, un sacrificio che sia limitato e soprattutto equo, per tenere in piedi lo stato sociale? Credo che la Toscana possa rispondere positivamente. E uscirne meglio che accettando passivamente i tagli».
Renzi e primarie. Nell’intervista del direttore Bernabò, introdotta dal saluto del segretario provinciale dei Giovani Democratici Matteo Trapani, c’è spazio anche per l’attualità politica. «Io credo che dopo i tecnici sia giunto il momento di tornare ai politici - osserva Rossi, - alla buona politica. Per me buona politica significa che un giovane amministratore che fa il sindaco di Firenze deve farlo bene per dieci anni, imparando qualcosa in più rispetto alle tecniche di comunicazione». Ce n’è anche per i fan delle primarie a tutti i costi. «Vanno bene, facciamole, ma un partito è anzitutto un pensiero collettivo, non una battaglia di ossessionati per il posto. Cosa ci sarebbe di sbagliato, ad esempio, nel candidare al Parlamento tre operai che magari di voti alle primarie ne prenderebbero pochi, affinché siano rappresentativi di un mondo a cui teniamo molto?».
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