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Pisa

Guerra di campanile: il Comune di Pisa contesta la riforma delle Province

Guerra di campanile: il Comune di Pisa contesta la riforma delle Province

Secondo il consiglio di palazzo Gambacorti, sono sbagliati i criteri di scelta del capoluogo. Approvato un ordine del giorno all’unanimità e lanciato un appello ai deputati toscani

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Il consiglio comunale di Pisa ha approvato all'unanimità un ordine del giorno proposto dal sindaco Marco Filippeschi che esprime contrarietà «al criterio affermato, che evidentemente cambia radicalmente quello adottato nella deliberazione del consiglio dei ministri approvata il 20 luglio scorso» per l'individuazione del capoluogo delle nuove Province. Nel documento pisano si sottolinea che «trattandosi di unificazione delle Province in enti di dimensione territoriale più vasta, per la scelta del nuovo capoluogo è in tutta evidenza logico e appropriato il criterio riferito alla popolazione residente delle province che si unificano, com'era alla base della delibera del consiglio dei ministri». Alla seduta consiliare hanno partecipato anche consiglieri che indossavano la maglietta raffigurante la croce pisana o la scritta “Repubblica di Pisa”, e tutti i gruppi politici hanno condiviso il documento e difeso la «centralità di Pisa». Presente anche la presidente del consiglio provinciale di Pisa, Consuelo Arrighi, che ha illustrato le prossime mosse della Provincia: «Il dibattito che si è levato intorno a questa vicenda evidenzia quanto sia ancora sentito il ruolo delle Province dai cittadini non tanto per il campanile, quanto per le funzioni che dovranno essere riassegnate nel riordino delle stesse. Da queste derivano le competenze che sono poi decisivi per lo sviluppo dei singoli territori». Sempre sulla questione del riordino delle Province, la segretaria del Pd di Grosseto, Barbara Pinzuti, afferma in una nota che «il riordino può essere occasione d'innovazione istituzionale, il cui obiettivo siano la semplificazione e l'efficacia dell'azione amministrativa», tuttavia «una riforma di questo tipo non può essere fatta calcolatrice alla mano, come semplice sommatoria di km e cittadini». «E' positivo - prosegue Pinzuti - che sia stato assegnato alla Regione il governo del processo di riordino, ma riteniamo anche che non si possa sostituire un centralismo (quello statale) con un altro (quello regionale)». Ancora Pinzuti osserva che »l'individuazione del livello di area vasta, riproposto dal presidente Rossi in questi giorni, contraddice i processi di regionalizzazione realizzati in questa legislatura, che di fatto in materia di programmazione dei servizi pubblici, come acqua e trasporti hanno spogliato proprio le aree vaste del ruolo di programmazione e coordinamento».

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