La manifestazione
Le cifre diffuse dagli enti sono lorde: va tolta l’Irpef
PISA. I dati pubblicati dagli enti pubblici si riferiscono sempre al reddito lordo del dirigente: in base poi allo scaglione di appartenenza si pagano le relative tasse. Le soglie sono 15mila euro,...
PISA. I dati pubblicati dagli enti pubblici si riferiscono sempre al reddito lordo del dirigente: in base poi allo scaglione di appartenenza si pagano le relative tasse. Le soglie sono 15mila euro, 28mila, 55, 75 e oltre 75mila, con aliquote rispettivamente del 23, 27, 38, 41 e 43% calcolate sulla parte eccedente.
In pratica, per un reddito di 200mila euro (ultimo scaglione) si pagano 25.420 euro per i primi 75mila e il 43% dei restanti: totale 79.170 euro di tasse. Il conto però non è così semplice a causa di una serie di detrazioni, deduzioni e addizionali che modificano l’imponibile.
C’è da considerare che nella voce “altro” prevista dalla normativa si «ricomprendono le poste del trattamento economico contrattualmente definito che non rientrano nelle precedenti quali, per esempio, indennità accessorie specifiche di un determinato comparto». E spesso “altro” si tassa in modo fisso e non costituisce monte reddito, oppure è addirittura esentasse. Insomma, non basta la cifra cruda per capire quanto pagherà allo Stato ciascun contribuente, a maggior ragione se il suo reddito proviene anche da altre attività. (g.c.)
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