Lutto
L’impronta lo accusa: un tunisino avrebbe violentato la ragazza
Il fatto venne denunciato dalla vittima e ora ci sono riscontri L’uomo era entrato nella casa di Porta a Lucca per rubare
PISA. A inchiodarlo è un’impronta. L’impronta digitale della mano sinistra del ragazzo tunisino è stata infatti trovata sulla maniglia della porta della stanza della ragazza che ha denunciato di essere stata violentata da uno sconosciuto, un ladro acrobata la notte del 13 luglio scorso in un appartamento di Porta a Lucca.
Due notti dopo, sempre a Porta a Lucca, proprio mentre scavalca la recinzione di un palazzo in cui sono appena avvenuti due furti, viene arrestato da una pattuglia della polizia di passaggio Karim Nefzi, 21 anni, clandestino, senza casa, senza famiglia, senza lavoro, arrivato in Italia come tanti altri e ingoiato dal circuito della criminalità.
Il giovane viene sorpreso dai poliziotti a cui praticamente finisce in braccio e arrestato. La modalità dei furti di quella notte, da parte di ladri acrobati arrivati dalla finestra, fa pensare che possa essere lui l’autore della violenza sessuale sulla giovane studentessa.
Le ricerche partono in casa della ragazza a caccia di una traccia e individuano un’impronta che combacerebbe con quella del giovane clandestino. Per questo ieri mattina Nefzi, rinchiuso nel carcere Don Bosco, dove si trova dalla notte del 15 luglio con l’accusa di furto, gli è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giulio Cesare Cipolletta: l’accusa è violenza sessuale.
E per domani, in carcere, davanti al giudice Cipolletta e ad un giudice che dirige l’inchiesta, Sisto Restuccia, è fissato l’interrogatorio di garanzia.
«È necessario - ha detto il legale di Nefzi, l’avvocato Sara Baldini - prendere visione di tutti gli atti. Contro il ragazzo c’è solo un’impronta, non c’è stato un riconoscimento ufficiale ed anche la studentessa che ha denunciato la violenza ha detto di non aver visto in volto il suo aggressore».
Agli inquirenti la giovane avrebbe raccontato di avere avuto l’impressione che lo sconosciuto aveva un accento dell’Est, rumeno o albanese. Fra l’altro l’aggressore le puntava in viso il cellulare per abbagliarla in modo da impedirle di vederlo in volto. Infine Nefzi non parla italiano al punto di avere avuto bisogno dell’interprete durante il primo interrogatorio per l’accusa relativa all’arresto per i furti.
La polizia dapprima ha pensato che proprio Karim Nefzi potesse essere il ladro al centro del caso di violenza sessuale. Il modo di agire, d’introdursi all’interno dell’appartamento della vittima era lo stesso: sia nel caso della ragazza che aveva denunciato il grave episodio di violenza che nel caso del furto avvenuto la notte del 13 luglio e in cui Nefzi venne arrestato. La squadra mobile, che ha lavorato al caso, ha fatto eseguire dalla scientifica accurati sopralluoghi nei due appartamenti di Porta a Lucca dove nel primo sarebbe avvenuta la violenza sessuale e nel secondo dove il tunisino è stato arrestato. I poliziotti erano alla ricerca di una prova che potesse inchiodare Karim Nefzi, che potesse accertare che il giovane arrestato la notte del 13 luglio fosse penetrato anche all’interno dell’appartamento dove si trovava la ragazza che ha denunciato la violenza. Quell’impronta è la prova che gli inquirenti cercavano e che ora passerà alla prova dell’interrogatorio di garanzia.
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