Il Tirreno

Pisa

«Noi capoluogo per storia ed economia»

di Gianluca Campanella
«Noi capoluogo per storia ed economia»

Franco Ferraro (Amici di Pisa): sono i dati oggettivi a indicare la nostra città come leader dell’unione con Livorno

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. «Non è una battaglia di campanile chiedere che sia Pisa il capoluogo della provincia che nascerà dall’accorpamento con Livorno: è solo un modo per assicurarci che siano rispettate le regole». Franco Ferraro, presidente dell’associazione “Amici di Pisa”, da giorni segue il vivace dibattito che si è sviluppato su quale sarà la città predominante nella maxi provincia risultante dalla fusione prevista dal governo. Ma fa notare che, oltre il folclore, che «può andare anche bene», la cosa più importante è il testo normativo e lì «non si parla mai di capoluogo che va alla città più popolosa, ma si prendono in considerazione altri parametri».

Presidente Ferraro, quali sono questi criteri?

«Il governo parla di parametri fondamentali: popolazione del territorio provinciale, estensione dello stesso e numero di Comuni. In tutte queste voci siamo davanti a Livorno: 70mila abitanti in più, il doppio della superficie e il doppio dei municipi».

Allora com’è nata la “strana” idea che contasse la popolazione del capoluogo per decidere?

«Il testo diventa poco chiaro per la posizione di alcune virgole. Il prefetto di Livorno ha giocato su questa ambiguità, perché Livorno città è più grande di Pisa città: solo in questo parametro i nostri vicini prevalgono, ma la legge non parla di residenti nel capoluogo».

Quindi fusione sì purché comandi Pisa?

«Noi non siamo contrari all’accorpamento, a patto che siano rispettate le questioni formali. Tutte a vantaggio di Pisa. E ce ne sono anche altre che giocano a favore: aeroporto, università, un Pil molto più alto rispetto a quanto prodotto in terra labronica».

Cosa fa, adesso anche lei porta acqua al suo mulino?

«No, ripeto: le regole devono essere rispettate. E poi anche i dati economici portano alla stessa conclusione: Pisa capoluogo. Sono tutti argomenti che la nostra associazione ha sollevato il giorno prima che il consiglio comunale approvasse all’unanimità una mozione urgente che riprende quei contenuti. Questo significa essere “morti che resuscitano”?».

Allude a un pezzo ironico, scritto da Tanfucio, pubblicato sul nostro giornale. Risponda con ironia.

«Se noi siamo morti, allora i capigruppo in consiglio che hanno firmato quel documento sono zombie. Come nel video di Di Pietro. Oramai va di moda; ma Tanfucio non ha smontato un solo dato di quelli da noi evidenziati. Dice che è “delirante e raffinato” far notare che siamo più ricchi? Quella è matematica, non razzismo».

Ammetta però che le argomentazioni a favore di Pisa sarebbero più credibili se non fossero pronunciate da un pisano, ma da una persona terza.

«Quindi il pisano Tanfucio che scrive tifando per Livorno è più attendibile? Lo sarebbe se prendesse posizione in modo esplicito, invece prova a mostrarsi non schierato e ottiene l’effetto di inasprire gli animi. Ma non riuscirà a farci litigare. Qui bisogna solo guardare le regole e i dati oggettivi. Non la presunta natura “miope e animosa” di noi pisani da far “diluire” in quella presunta “sobria e colta” dei nostri cugini».

La battaglia dell’associazione pertanto continua?

«Certo, negli anni abbiamo vinto tante sfide: il porto a Marina; la tangenziale; la Fi-Pi-Li, che senza il nostro appoggio sarebbe stata Fi-Li e basta, le sarebbe mancato il ramo che arriva in città. Ancora, il sostegno all’aeroporto e le mura repubblicane».

Sia “sobrio” e lasci qualche merito anche agli altri.

«Tutti i nostri atti sono sul sito. Basta guardare le battaglie svolte dalla nostra nascita, nel 1959, in poi».

La prossima sfida?

«Questo discorso delle province non porta in realtà tutto il risparmio promesso. Bisognerebbe sopprimere gli enti davvero inutili, come le Regioni in default, alcune municipalizzate; bisognerebbe ridurre i cda e accorpare i Comuni».

E il progetto di Comune unico dell’area pisana di cui si discute da qualche tempo?

«Se Pisa, San Giuliano, Cascina e gli altri si fondessero ci sarebbero due tipi di vantaggi: tutti contribuirebbero al funzionamento di una città che offre servizi a 200mila persone, mentre ora la spesa ricade solo sui 90mila residenti».

Insomma, Pisa più grande per essere sicuri di non essere scippata da Livorno per il capoluogo. Si ricomincia?

«Voleva ironia? Mi conceda una considerazione storica. Livorno provincia era costituita dalla sola striscia di terra fino a Quercianella. Ai tempi del fascismo si allargò a spese nostre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

CAPOLUOGO A PISA O A LIVORNO?

VOTA IL SONDAGGIO SUL SITO

WWW.ILTIRRENO.IT

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa