Sicurezza
È morto Piero Torelli fu tra i pionieri di Tirrenia
Negli anni Trenta la famiglia aprì la prima attività commerciale sulla costa Da ragazzo lui fece la comparsa nei film, poi gestì il bar-tabacchi
TIRRENIA. Ieri alle 4 del mattino è morto Piero Torelli. Aveva 84 anni. Era stato uno dei pionieri di Tirrenia. Si è spento in un letto dell’ospedale di Cisanello dopo una lunga malattia che aveva affrontato con coraggio e dignità, assistito dal figlio Maurizio.
Piero Torelli era un pezzo di storia di Tirrenia: il padre fu il primo a comprare un lotto di terreno per edificare un’attività commerciale, lui presidente della Pro Loco e impegnato nell’Ente autonomo di Tirrenia che si occupava dell’urbanizzazione e della gestione delle risorse come un vero e proprio comune, ma anche - da ragazzino - comparsa nei film che si giravano all’interno degli Studios e nel tempo anche la persona che raccoglieva le confessioni di attori che al bar si prendevano una sbronza. E doveva anche fare i conti con i militari americani che, negli anni Cinquanta, si sentivano i padroni di Tirrenia.
Torelli era giunto da Firenze nel 1935 perché il medico aveva consigliato al padre Raniero di portare i figli Franco e Piero al mare. Così, il padre Raniero, detto Dino, lasciò Firenze e trasferì la famiglia là dove non c’erano case, ma le colonie e gli Studios cinematografici. La famiglia Torelli comprò il primo lotto nel centro di Tirrenia.
È il figlio Maurizio che racconta la storia del padre: «La famiglia arrivò quando Tirrenia cominciava a nascere. Nel 1933, nonno Dino comprò un’area in centro e nel 1935 nacque il Caffè Torelli, la prima attività commerciale di Tirrenia dove c’era tutto: il tabacchi, l’affittacamere, il ristorante, l’alimentari ed era anche riferimento postale, poi posto pubblico per i telefoni. Lo stabile con l’abitazione sopra era l’unico a Tirrenia esclusO la pensione all’angolo della Bigattiera. C’era il nostro bar e davanti la strada, quindi la pineta e il mare: non c’era altro. Viale del Tirreno era uno stradone sterrato che collegava la foce dell’Arno con il porto di Livorno».
Piero Torelli, col fratello Franco, prendeva il Trammino con cui andava a scuola e quando terminò quello che allora si chiamava “l’avviamento”, cominciò a lavorare nell’attività di famiglia. Ha gestito la tabaccheria fino al 1970, poi precorse i tempi intuendo che dall’Asia e, in particolare, dalla Cina poteva giungere un’aria nuova. Quindi, dette vita a una ditta di import-export con l’Oriente acquistando numerosi materiali d’artigianato di grande valore tanto che affittò una villa come magazzino della merce che vendeva in tutta Italia. Nel tempo, la passione per l’artigianato cinese è rimasta e con la moglie Maria, negli ultimi anni, si dedicò alla vendita diretta nel negozio che aveva aperto accanto al bar Torelli che, allora, passò ai figli Maurizio e Alba, ora Tirrenia Doc e sotto una nuova gestione.
Piero Torelli era appassionato di calcio. Ogni domenica ascoltava le partite alla radio e stava nel suo negozio sintonizzato con “Tutto il calcio minuto per minuto”. Le voci di Ameri e Ciotti erano la colonna sonora della domenica e su un foglio aggiornava, anche lui, i risultati come fosse un cronista. Accanto, aveva la schedina per soddisfare la curiosità di quanto si sarebbe avvicinato al fatidico tredici.
Giovanni Parlato
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