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Capoluogo provinciale, Pisa non molla

Capoluogo provinciale, Pisa non molla

Il sindaco: «Sui criteri per le scelte non ho ancora visto una lettura autentica del ministero. Evitiamo situazioni paradossali»

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PISA. Non più Pisorno, ovvero Pisa più Livorno. Ora per la nuova provincia si guarda, sempre più intensamente, all’area vasta costiera: con Pisa e Livorno, dunque, dentro Lucca e Massa Carrara. Il percorso parlamentare non è ancora chiuso del tutto, anche se le ultime modifiche in commissione al Senato hanno tracciato la strada. Se i criteri minimi per formare le nuove province restano gli stessi, la vera partita sui confini sarà giocata nei territori e non più solo a Roma: scendono così in campo i Consigli delle autonomie locali e le Regioni. E anche sulla scelta del capoluogo, alla base delle accesissime polemiche di questi giorni, conteranno le decisioni locali: agli enti è stata data la possibilità di accordarsi tra loro.

Qualcuno, almeno a discorsi, ha provato ad accelerare ipotizzando il passaggio di Fucecchio o Viareggio sotto la provincia di Pisa per farla restare autonoma, senza bisogno di accorpamenti. Ma nessuno si muove realmente in questa direzione (anche complessa sotto il profilo normativo), semmai in quella opposta. Il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, vuole «vedere gli atti ufficiali» prima di pronunciarsi. Il sindaco Marco Filippeschi (presidente del Consiglio delle autonomie locali della Toscana) invece si espone eccome: sì alla provincia che coincide con l’area vasta costiera. Resta ferma dunque la convinzione del superamento delle province nella visione attuale, in piena ottica spendig review. Filippeschi invita a non farsi distrarre troppo (ma ci ritornerà) dalla questione del capoluogo, «modo sbagliatissimo di avviare un confronto su una riforma importante».

Il punto quindi è come riorganizzarsi. «Viste le competenze del nuovo ente rilanciamo l’area vasta costiera: partiamo da questa dimensione, come noi sindaci vogliamo fare. Ci sono da gestire ambiente, programmazione territoriale, infrastrutture e edilizia scolastica (tornata dunque alle Province, con sospiro di sollievo dei Comuni per il fardello evitato, ndr). Applichiamoci per gestirlo bene».

E la questione capoluogo, che resta d’interesse sia in un caso (due province) che nell’altro (quattro)? Filippeschi non molla: «Una “lettura autentica” del ministero o del parlamento non l’ho vista ancora». Una frecciata a Kutufà, presidente della Provincia di Livorno. «Se c’è una logica e dunque un qualche criterio spiegabile non può che riferirsi alla provincia, tra quelle che si accorpano, che ha il numero più alto di residenti e dunque al suo capoluogo: Pisa, nel nostro caso». Filippeschi dice che è necessario evitare «situazioni paradossali. Io non faccio campanilismo, lo ha fatto chi ha forzato la logica, cercando interpretazioni azzardate».

Francesco Loi

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