Finanza
Si accorpa, non si risparmia
Le spese si spostano da Provincia a Comuni: per le scuole superiori 35 milioni in mutui
PISA. Ci sono le questioni di campanile e ci sono le questioni di soldi. Tanti soldi. Più di 80 milioni di euro, solo nel settore dell’edilizia scolastica. E’ uno dei tasti più delicati. Si fa presto a dire: queste deleghe restano alle Province, queste altre passano ai Comuni. Ma è un passaggio che si porta dietro un sacco di problematiche. Quelle sull’edilizia scolastica (istituti superiori), anzitutto. La Provincia di Pisa, ai Comuni del proprio territorio, lascerebbe in eredità 35 milioni di euro di mutui in corso, che significano rate annue da 3 milioni, con spese di funzionamento (le bollette per le utenze: riscaldamento, luce, ecc.) per 2,5 milioni annui. A questo si dovrebbero aggiungere, per dare attuazione a tutto ciò che servirebbe alle scuole superiori, 19 milioni per nuovi edifici già in fase di progettazione definitiva; 23 milioni per l’efficientamento energetico; 40 milioni per l’adeguamento continuo degli immobili. Totale: 82 milioni. Per qualche Comune accollarsi un impegno del genere vorrebbe dire “salutare” il piano di stabilità e mettere a rischio il bilancio.
Settore in ballo. Il condizionale va usato perché, secondo indiscrezioni, l’edilizia scolastica potrebbe rientrare in extremis tra le deleghe lasciate alle Province. E allora nel palazzo di piazza Vittorio Emanuele II, sede dell’amministrazione provinciale pisana, si alza il livello di preoccupazione davanti ai tagli del governo: per Pisa 9 milioni e 919mila euro nel 2012 (e altri 15 milioni previsti l’anno prossimo). «Le Province sono in ginocchio prima ancora di essere riformate», dice il presidente Pieroni. «La mia non è una forzatura: le cifre in ballo sono tali che saremo costretti a non pagare quelle che sono le voci predominanti delle nostre uscite, per esempio le utenze e le spese di manutenzione delle scuole, degli edifici provinciali e le manutenzioni di caserme, prefettura, questura».
Speriamo non nevichi. Pieroni sorride amaro: «Se penso che lo scorso inverno l’emergenza neve è costata 1 milione di euro, c’è solo da augurarsi che non nevichi nel 2013 perché non avremo risorse per pagare mezzi e sale». Ma i soldi non possono essere presi da qualche altra parte? «Non c’è più carne viva su cui incidere - ribatte Pieroni -. La spalmatura della manovra vede il 70% dei tagli a carico di Regioni, Province e Comuni. Siamo di fronte al caos. E’ assodato che non ci sono più spazi di manovra sulla contrazione delle spese: tolte quelle fisse (stipendi del personale, rimborsi sui mutui e altre), di risorse libere restano appena 2 milioni e 715mila euro: una somma nella quale, ad esempio, rientrano i contributi ai teatri, che già ci vediamo costretti a cancellare».
Le caserme e l’Imu. Se l’edilizia scolastica è ancora materia di contrattazione politica, l’altra edilizia resta alla Provincia (e fa scattare un ennesimo allarme): le caserme dei carabinieri di Pisa, Porta a Mare, Pontasserchio, Pontedera, Palaia, Volterra, Prefettura e Questura. I canoni annui di affitto portavano nelle casse della Provincia circa 700mila euro complessivi, una cifra che con la spending review sarà ridotta del 15%. «Si pensi - fanno notare negli uffici della Provincia - che i costi dei lavori di manutenzione per questi immobili sono stati, tra il 2004 e il 2010, di 4 milioni e 427mila euro)». La sola Prefettura è costata all’amministrazione provinciale per manutenzioni 1,6 milioni di euro (sempre tra il 2004 e il 2010); nello stesso periodo il ministero ha pagato affitti all’ente di piazza Vittorio per circa 1,2 milioni. La differenza è presto fatta. In Provincia ci si affanna a spulciare i bilanci, ma i conti faticano a tornare. Poi, quando si dice piove sul bagnato, ci si è messo anche l’arrivo dell’Imu. La Provincia, come soggetto proprietario per la Prefettura, paga 49mila euro. Tutti costi che, con gli accorpamenti, non si cancellano.
Intanto, però, da Roma arrivano novità che potrebbero cambiare tante cose. In pratica, sulla nuove Province decideranno le Regioni su proposta del Consiglio delle autonomie. E allora, il destino della Provincia di Pisa (e del capoluogo) torna in ballo.
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