Il Tirreno

Pisa

I pisani si ribellano «Stare sotto Livorno non è accettabile»

di Gianluca Campanella
I pisani si ribellano «Stare sotto Livorno non è accettabile»

C’è chi vuole subito il maxicomune con i paesi confinanti ma anche chi invita a non esagerare con la rivalità

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PISA. Basta un breve giro in città per raccogliere le reazioni più disparate alla notizia dell’accorpamento Livorno-Pisa: si va dall’elegantissimo «il campanilismo è frutto dell’ignoranza» allo sfogo «facciamo la rivoluzione»; in mezzo ce n’è per tutti i palati. Una coppia di amiche regala soddisfazioni: la signora Maria Angela Frattini ci chiede di tradurre in modo censurato il suo pensiero. Noi lo rendiamo alludendo alla cosiddetta legge “Livornina” emanata da Ferdinando I nel 1591 e ricordiamo che, per aumentare la popolazione di Livorno, chiunque era ben accetto senza stare a cavillare troppo sulla sua fedina penale (per gli uomini) o sulla professione (per le donne).

La signora, inoltre, sentenzia: «Noi abbiamo università e monumenti, loro no. Sarebbe più giusto il capoluogo qui». La sua amica, Angela Satta, riferisce di «gente pronta a fare la rivoluzione e io mi associo a questi»: chissà se saranno più o meno dei 300mila fucili promessi da Bossi ai tempi d’oro (i suoi). Conclude: «Quando prendo il traghetto per la Sardegna, passo da Genova invece di andare a Livorno».

Riccardo Daumiller tradisce il suo sangue “misto” (babbo di Antignano, mamma di San Martino): «Mi può stare anche bene l’unione “Pisorno”». Con coerenza evoca il progetto mai realizzato da Romeo Anconetani: «Le due città volevano anche fare lo stadio insieme!».

Stessa linea “pacifista” da parte di Simone Tramontana, ma per motivi lievemente diversi: «La mia ragazza è di Livorno, quindi l’accorpamento va bene, soprattutto se si fa per risparmiare. Ma a quel punto tanto valeva fare un’operazione più grossa ed eliminare tutte le province, per non rischiare di scontentare qualcuno».

Daisy Bernini amplia il ragionamento: «Tante persone si ribellano per campanilismo, ma dimostrano ignoranza. Queste sono scelte prese in virtù della crisi, allora speriamo che portino cambiamenti positivi in economia. Il resto sono solo dettagli». E Ciro Mazzaccaro rilancia il progetto di città metropolitana: «Ai tempi, Ateneo e Comune hanno sfrattato i pisani nei paesi vicini. Se facessimo una città unita con San Giuliano, Cascina e tutti gli altri, avremmo un numero di abitanti superiore che ci consentirebbe di diventare capoluogo». Ma indulge al folclore: quali sono gli ostacoli? «Le poltrone: fino a quando i politici non si schiodano, possono mandarci gambe all’aria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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