Sicurezza
La Provincia: a noi il potere, non la sede
Ancora polemiche su Livorno capoluogo. Pieroni: «Pisa deve avere il maggior peso, conta poco dove si fanno le riunioni»
PISA. «Livorno capoluogo anzichè Pisa? In questo clima di incertezza a noi interessa soprattutto capire cosa succederà al nostro posto di lavoro». Le questioni di campanile, dentro il palazzo della Provincia in piazza Vittorio Emanuele II, non scuotono più di tanto. Sono altre le preoccupazioni dei dipendenti. Tra i quali, è bene sottolinearlo, non mancano livornesi, lucchesi, viareggini. Dunque, non ci sono solo pisani doc. Peraltro l’eventuale “decentramento” a Livorno sembra proprio che interesserà soltanto i politici (presidente e consiglieri). Non è infatti destinato a chiudere i battenti il palazzo di piazza Vittorio. Anche perché trasferire circa 550 dipendenti in un’altra sede non appare un’operazione possibile. Altro discorso quello delle funzioni (poche) che saranno lasciate alla Provincia - o, meglio, al nuovo ente provinciale che deriverà dagli accorpamenti - mentre le altre passeranno in larga parte ai Comuni. La domanda è: cosa sarà, di conseguenza, dei dipendenti di questi settori? Si capisce quindi perché in piazza Vittorio i pensieri vanno oltre il problema di campanile.
Stesso discorso per quelli della parte politica. Il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, contesta l’interpretazione del decreto legge che attribuisce la qualifica di capoluogo al comune (e non alla provincia) con la popolazione maggiore. Ma soprattutto parla, e forse parteggia, per la soluzione della maxi-provincia coincidente con l’area vasta costiera, ovvero Pisa e Livorno con Lucca e Massa Carrara. Il sindaco Marco Filippeschi, che non aveva esitato a polemizzare con il presidente della Provincia di Livorno (che esultava sulla questione del capoluogo), si schiera ancor più apertamente per la provincia della costa. Pieroni, in più, dice espressamente che quello che conta per Pisa è «restare il capoluogo politico» di quella che sarà la nuova provincia, al di là «della sede della sala riunioni dell’organo amministrativo provinciale». A fare la vera differenza, dice, «è il peso politico dei territori in esso rappresentati. E dunque la nostra provincia, la più vasta territorialmente e con la popolazione più numerosa, non sarà seconda a nessuno sia nell’ipostesi di accorpamento con la sola Provincia di Livorno, sia in quella che si sta facendo strada di una maxi provincia costiera».
L’interpretazione sulla scelta del capoluogo, rilancia Pieroni, è ancora «tutta da confermare nelle sedi opportune». E poi, a proposito del peso politico del nuovo ente, ricorda che il nuovo consiglio provinciale sarà composto da membri eletti dai consiglieri comunali e dai sindaci dei Comuni ricadenti nel territorio; lo stesso per il presidente collegato alla lista dei candidati al consiglio provinciale. «I numeri quindi parlano chiaro: il corpo elettorale di Livorno sarà formato da consiglieri e sindaci di appena 20 Comuni, mentre quello pisano da consiglieri e sindaci che appartengono a ben 39 Comuni».
Su Facebook, Filippeschi si getta nel dibattito e non si arrende di fronte all’interpretazione pro-Livorno. Ma il (suo) punto è un altro: «Si parla di cose importantissime come ambiente, urbanistica, infrastrutture: le vedo bene nella dimensione della Toscana costiera. Tutti gli studi che ho visto dicono questo. Mettiamo al primo posto gli interessi delle nostre comunità. Tutto il resto viene dopo e di certo non dobbiamo fare scelte irrazionali e forzate».
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