Sicurezza
Quella rivalità mai sopita, è genetica
Nemmeno Romeo Anconetani riuscì a mettere insieme le due città nel nome del calcio
PISA. Ci provò Romeo Anconetani verso la fine degli anni Ottanta a mettere insieme Pisa e Livorno, chiamando l'ipotetica nuova squadra di calcio Pisorno e lo coprirono di insulti a tutto campo.
La rivalità tra pisani livornesi è "genetica" e va oltre i luoghi comuni. E' come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa. In un libro pubblicato cinque anni fa dal titolo "Pisa & Livorno, istruzioni sulla guerra e sui campanili", un intellettuale "neutro", quindi non pisano né livornese, Alessandro Agostinelli, sostiene che la differenza è ontologica ed esistenziale.
Secondo l'autore Pisa e Livorno si odiano perché sono solo due quartieri di una stessa città: come a Manhattan c'è New York, la Grande Mela, in fondo all'Arno c'è Pisorno, la Grande Pera. Per i pisani i livornesi sono grezzi e maleducati, per i livornesi i pisani sono un po' "signorini".
Lo smacco maggiore che ora si profila - e che i pisani c’è da giurarlo non sopporterebbero mai, pronti anche a una Crociata per scongiurarne il pericolo - è di chiamarsi “Provincia di Livorno”.
Un’idea intollerabile per uno come Francesco Capecchi, storico autodidatta oltre che consigliere comunale Pdl, , considerato il "Principe della pisanità".
«Siamo una stirpe antica _ dice Capecchi _ una grande Repubblica Marinara, con una Università plurisecolore che ha avuto come allievo e insegnante Galileo Galilei e con due Scuole d' eccellenza di livello internazionale come la Normale e il Sant'Anna, mentre loro fino al secolo scorso erano una sorta di villaggio di pescatori, dopo essere stati una succursale delle galere pisane. E per di più con quasi zero storia e zero monumenti, tranne i bastioni medicei simbolo del servaggio per gli odiati Medici». Tanto per chiarire il pensiero. «Credo comunque che alla fine trionferà il buon senso - aggiunge ottimista Capecchi - e Pisa non finirà sotto Livorno, perché prevarrà il fatto che la popolazione e l'estensione della sua provincia sono assai più grandi di quelle labroniche e alla fine trionferà questa logica».
Tra le migliaia di messaggi di guerra che pisani e livornesi si scambiano da tanti anni attraverso le bombolette spray sui muri e ahimè anche sui monumenti delle due città, ce n'è uno che in questo momento rispecchia meglio lo stato d'animo dei pisani. Era apparso sui muri dell'Arena Garibaldi: "Il sogno dei pisani è svegliarsi a mezzogiorno, guardare verso il mare e non vedere più Livorno".
Domani potrebbe capitare che i pisani debbano andare verso il mare per farsi fare un certificato con scritto grande sul frontespizio "Provincia di Livorno". Quando si dice la beffa.
Marco Barabotti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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