Il Tirreno

Pisa

Quattro spietati usurai condannati dal giudice

di Giovanni Parlato
Quattro spietati usurai condannati dal giudice

I fratelli Bekir, insediati nel campo di via della Bigattiera, prestavano soldi a imprenditori fino ad un tasso del 400% e minacciavano chi non pagava

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Determinati e senza scrupoli. Quattro fratelli macedoni che si erano insediati nel campo nomadi di via della Bigattiera e un cugino residente a Pistoia erano una banda di usurai spietati. A imprenditori in difficoltà prestavano soldi con tassi fino al 400% al punto che un commerciante per avere ottenuto un prestito di 3mila euro ha dovuto versare al sodalizio criminale ben 100mila euro in quindici mesi. Imprenditori che, se non pagavano, venivano convocati al campo di via della Bigattiera, al confine tra Marina e Tirrenia, e minacciati: o paghi o facciamo irruzione a casa tua e prendiamo tutto quello che vogliamo. Più o meno, era questo il discorso con la vittima circondata dai macedoni e da altri nomadi del campo.

I carabinieri del nucleo investigativo di Pisa hanno sgominato la banda e l’operazione “100”, coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora ha consegnato alla giustizia i quattro fratelli Iskender, Azo, Sebastijan e Zija Bekir oltre al cugino Sakir Bekir.

I quattro fratelli hanno scelto il rito abbreviato e si sono presentati davanti al giudice del’udienza preliminare Elsa Iadaresta che ha accolto le richieste dell’accusa condannando Iskender Bekir a 4 anni e 8 mesi, Azo Bekir ad 1 anno e 8 mesi, Zija Bekir a 1 e 6 mesi e Sebastijan Bekir a 2 anni e 8 mesi. Il cugino, detto Leon, ha scelto il rito ordinario ed è tuttora sotto processo.

Gli arresti dei carabinieri erano scattati il 12 maggio dell’anno scorso dopo che a febbraio un imprenditore si era fatto coraggio e aveva raccontato ai carabinieri della rete criminale in cui era rimasto invischiato. L’indagine ha potuto documentare (attraverso intercettazioni e appostamenti) che, all’interno del campo nomadi di Coltano, una banda familiare faceva soldi sulle spalle di imprenditori in difficoltà. Cinque i casi verificati con tassi richiesti fra il 40 e il 400%.

Nel corso dell’inchiesta sono emersi fatti inquietanti. Gli imprenditori erano vittime di un clima di intimidazione. Proprio all’interno del campo nomadi, avvenivano gli incontri fra gli imprenditori e i quattro fratelli che venivano “spalleggiati” da altri connazionali. La vittima, in pratica, si trovava circondata da quattro macedoni e da altri occupanti del campo. Quindi veniva minacciato: se non avesse pagato, i nomadi avrebbero fatto irruzione nella sua abitazione impossessandosi di ciò che aveva. Terrorizzate, le vittime pagavano, ma c’è anche chi si è ribellato trovando la forza di denunciare.

La banda, oltre ad essere accusata di usura, è accusata anche di reati contro il patrimonio per un giro d’affari complessivo di centinaia di migliaia di euro.

L'organizzazione criminale frodava le assicurazioni con falsi incidenti. Agli imprenditori che ritardavano nei pagamenti, a scomputo di quello che dovevano dare, imponevano con minacce, agli stessi imprenditori la compilazione del cid a favore di persone di etnia rom, a loro collegati, rappresentando in modo falso l'incidente stradale. Inoltre, la banda ricettava preziosi frutto di furti tramite le vittime di usura che provvedevano a "rivendere" i monili presso i punti vendita di cambio oro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa