La manifestazione
Gli stabilimenti pronti a comprare le aree comunali
Gli investimenti vanno dai 100.000 ai 500.000 euro «Ma così potremo lavorare tranquilli per un lungo periodo»
PISA. Dieci milioni di euro nelle casse comunali, frutto di una media di oltre 100mila euro a stabilimento balneare. Ecco cosa vorrebbe dire in termini economici la delibera approvata dalla giunta relativa «all’alienazione del diritto di superficie dei terreni comunali già locati ai gestori degli stabilimenti balneari del litorale». Come ha spiegato ieri al nostro giornale l’assessore Andrea Serfogli, il Comune è pronto a vendere subito il diritto di superficie per una durata compresa tra 30 e 50 anni, dando ai balneari la possibilità di “difendere” così gli investimenti fatti nel corso degli anni, arginando in parte il ciclone Bolkestein (con la messa all’asta dal 31 dicembre 2015 delle aree demaniali). Un tavolo tecnico per definire i passaggi tecnici della delibera è già operativo con il Comune da una parte e le associazioni di categoria dall’altra.
Le associazioni giudicano positivamente la delibera in quanto ridarebbe sicurezza al settore dopo che la direttiva europea aveva messo a rischio il lavoro (e gli investimenti) di tantissimi anni. «Il Comune ha seguito un percorso che come stabilimenti balneari avevamo auspicato – spiega Alessandro Cordoni, presidente della Confesercenti del litorale – vista la caratteristica del nostro litorale in cui la parte comunale, in alcuni casi, è addirittura più ampia di quella demaniale, diventando spazio necessario per chiunque voglia utilizzare l’arenile». L’operazione accontenterebbe i balneari (che anche nel caso di una remota possibilità di messa all’asta del diritto di superficie potrebbero comunque far valere la prelazione) ma, soprattutto, le casse comunali. Palazzo Gambacorti avrebbe denaro fresco da investire sul litorale stesso; senza considerare che eliminerebbe gli eventuali indennizzi per i proprietari di strutture sulle aree comunali in caso dovessero essere “espropriate” dalla liberalizzazione delle concessioni demaniali.
Ma cosa cambierà in termini pratici nel caso in cui il Comune vada fino in fondo con il suo progetto? Attualmente le aree comunali sono date in locazione ai gestori degli stabilimenti balneari. Un canone che scade nel 2020 e comunque legato alla concessione demaniale. Questo per un accordo tra Comune e gestori legato alla Tarsu; per evitare infatti una serie di ricorsi, palazzo Gambacorti ha optato per il prolungamento dei contratti appunto fino al 2020. Il passaggio da locazione a diritto superficie comporterà sicuramente un aumento della cifra da pagare da parte dello stabilimento, ma anche un allungamento considerevole della durata (almeno 30 anni rispetto ai 10 della locazione) e soprattutto nessun legame con la concessione demaniale. E le cifre? Molto dipende da quanta parte delle strutture ricade sull’area comunale; ci sono ad esempio stabilimenti a Tirrenia in cui la linea di demarcazione tra demanio e Comune divide in due il ristorante (con la terrazza sotto il demanio e la cucina sotto il Comune). In questi casi sarebbero molti i metri quadri da calcolare per il nuovo diritto di superficie; si parla di cifre che vanno anche dai 250 ai 500mila euro considerando l’intera durata del contratto. «Una cifra importante che il Comune pretenderebbe in 7 anni – conclude Cordoni – Un grosso investimento che però darebbe la certezza di lavorare per un lungo periodo senza più gli assilli degli ultimi anni».
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