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Camp Darby, solo 4 accettano il trasferimento a Vicenza

Camp Darby, solo 4 accettano il trasferimento a Vicenza

Il provvedimento riguardava 38 dipendenti. Chi ha rifiutato verrà licenziato e dal primo ottobre alla base Usa saranno in tutto 44 a restare senza lavoro. Ma la Cisl ha già avviato la battaglia legale

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PISA. Solo 4 dipendenti di Camp Darby su 38 hanno accettato il trasferimento a Vicenza, gli altri saranno licenziati. L’utimo giorno di lavoro sarà il prossimo 30 settembre e dal primo ottobre saranno senza lavoro e senza neanche gli ammortizzatori sociali.

Esaminando i numeri, dapprima il comando Usa della Base aveva presentato un piano con 106 lavoratori confermati, 38 trasferiti a Vicenza e 14 licenziati. Di quest’ultimi, due andranno in pensione, quindi i licenziati sono di fatto 12. E il numero dei 38 trasferiti si è ridotto a 36 poiché due andranno a fare i meccanici. Togliendo i 4 che hanno accettato il trasferimento a Vicenza, sono 32 coloro che perderanno il posto di lavoro e che si sommeranno ai 12 che hanno già ricevuto la lettera di licenziamento: in tutto, dal primo ottobre, sono 44 a restare senza lavoro.

E parafrasando il “We can” di Obama quando vinse le elezioni presidenziali, all’interno della Cisl che ha seguito (e seguirà) la vertenza, è stato confezionato lo striscione "We can not Vicenza" che sintetizza la scelta dei dipendenti di Camp Darby di rifiutare la proposta.

«Lunedì era l'ultimo giorno utile a disposizione dei dipendenti per comunicare alla direzione del personale le loro intenzioni - afferma Vittorio Salsedo, segretario provinciale di Cisl Fisascat -. Mi risulta che solo in quattro abbiano accettato il trasferimento».

L’unica concessione ai 4 che andranno a Vicenza è l'utilizzo gratuito per un mese per il deposito dei mobili.

E tutti gli altri? «Gli altri timbreranno il cartellino per l'ultima volta il prossimo 30 settembre. Così come gli altri 12 licenziati 'diretti' A meno che…». Salsedo confida nel buon esito dell'azione legale avanzata nelle scorse settimane dai legali della Cisl. «La maggior parte dei dipendenti ha impugnato il licenziamento. Ha ancora tempo fino al 29 luglio per farlo». C'è poi la causa intentata al governo Usa per comportamento antisindacale in tutta la vicenda.

«Il comando ci ha convocato, ma solo quando aveva già deciso tutto. Dopo cinque incontri con il site-manager Kilgore e la direzione del personale abbiamo risolto solo la posizione di due dipendenti dell'Us Army: saranno assunti in officina, perché con un passato da meccanici». Per il resto «il comando Usa - aggiunge Salsedo - sul resto delle 54 posizioni di meccanici rimaste aperte non fa un passo indietro: niente ammortizzatori sociali, né formazione per la conversione in meccanici come avevano caldeggiato Provincia e Regione, assumendosi l'onere dell'iniziativa. Ci han detto: di questo si occupa un altro reparto, l'Afsb, sulle cui scelte noi non possiamo incidere. Ma i reparti Afsb e Garrison hanno stesse partita Iva, codice Inps e Inail. Di fatto sono tutti dipendenti dell'Us Army. Cioè del governo americano».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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