Il Tirreno

Pisa

Aree comunali in vendita negli stabilimenti balneari

di Francesco Loi

I proprietari potranno acquistare il diritto di superficie per almeno trent’anni e difendersi così dalla “Bolkestein”. La giunta prevede un introito di 10 milioni

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PISA. Va verso la concretizzazione la mano tesa del Comune nei confronti dei titolari degli stabilimenti balneari. Dal 2016 per effetto della direttiva comunitaria Bolkestein (apertura alla libera concorrenza dei servizi su suolo pubblico) le aree demaniali - in questo caso le spiagge - dovranno essere riassegnate attraverso aste pubbliche. Stop ai rinnovi automatici (che ora avvengono ogni dieci anni). E sugli arenili pisani (con ombrelloni, cabine, docce) potrebbero così gettarsi colossi alberghieri o tour operator, concorrenti assai forti per le imprese locali dei bagni, spesso a conduzione familiare. Con questo scenario che avanza, la giunta ha deliberato un atto di indirizzo relativo “all’alienazione del diritto di superficie dei terreni comunali già locati ai gestori degli stabilimenti balneari del litorale», dentro il piano di dismissione e valorizzazione del patrimonio comunale.

In poche parole, come conferma l’assessore Andrea Serfogli, il Comune è pronto a vendere subito il diritto di superficie per una durata compresa tra 30 e 50 anni, dando ai balneari la possibilità di “difendere” gli investimenti fatti nel corso degli anni. Un modo per dissuadere (forse) gli eventuali concorrenti, che vedrebbero il loro arenile tutto “circondato” da proprietà altrui. La spiaggia sarebbe così di un gestore, mentre ristorante, bar, parcheggi, aree edificate con chalet - tutte strutture che in genere si trovano alle spalle degli arenili, dunque su terreni comunali - sarebbero di un altro. Il subentrante non avrebbe perciò mano libera nella gestione o, se non altro, sarebbe costretto ad aprire una trattativa con il vecchio proprietario.

La manovra era stata annunciata qualche tempo fa e ora la giunta vuole passare all’azione, chiedendo al consiglio di votare il provvedimento. L’amministrazione di Palazzo Gambacorti nella delibera cerca di tenere in piedi tutti gli aspetti della non semplice vicenda. Da un lato, considerando la particolarità delle aziende locali balneari (spesso con mutui per gli investimenti ancora da sostenere), propone appunto una «durata del diritto di superficie» di almeno 30 anni; un arco di tempo che garantisce e tranquillizza i titolari degli stabilimenti, consentendo di rimettere in moto l’economia del settore ora franata dall’incertezza normativa.

Dall’altro lato, però, tutto questo non vuole suonare come un aggiramento della Bolkestein e infatti in più punti dell’atto, rimarca Serfogli, si sottolinea come la vendita del diritto di superficie «debba essere effettuata con modalità tali da non porsi in contrasto con i principi contenuti nel diritto comunitario». Ma per il Comune il vantaggio è anche economico e nella delibera questo è specificato, parlando di «considerevole introito per l’ente». A quanto ammonterebbe tale introito? Secondo le prime stime potrebbe essere superiore ai 10 milioni di euro. Questa cifra sarebbe poi utilizzata in larga parte dal Comune per una serie di interventi di miglioramento sulla costa, nell’ambito di un nuovo Piuss specifico per il litorale pisano.

«Anche gli stabilimenti hanno però un compito preciso da assolvere», dice Serfogli. Il diritto di superficie «potrà essere alienato - come si legge nell’atto - solo a coloro che abbiano già presentato un progetto di riqualificazione e sarà subordinato all’approvazione del medesimo da parte della conferenza dei servizi». Per la riqualificazione della struttura è fissata la «previsione di un termine, di natura perentoria, di inizio e completamento delle opere». Un gruppo tecnico è stato incaricato di stimare i diritti da cedere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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