Finanza
L’export tiene nonostante la crisi
Nei primi tre mesi crollano del 10,5% le importazioni, mentre le vendite all’estero crescono dell’1,9
PISA. Nonostante il 2012 si sia aperto con un rallentamento del commercio mondiale, le esportazioni dalla provincia di Pisa continuano a crescere mettendo a segno, nel primo trimestre, un seppur contenuto +1,9%.
Lo dicono i dati Istat che, analizzati dall’Ufficio studi della Camera di Commercio, evidenziano anche come l’andamento delle importazioni (-10,5% nei primi tre mesi del 2012) sia il segno più eloquente dello stato di difficoltà in cui si dibatte l’industria pisana.
«Il combinato disposto delle evoluzioni delle esportazioni, lievemente crescenti, e delle importazioni, fortemente calanti - spiega Alberto Susini dell’Ufficio studi - porta ad un ulteriore incremento del saldo commerciale che da gennaio a marzo si assesta intorno ai 209 milioni di euro».
Esportazioni. Sull’andamento complessivo delle esportazioni della provincia di Pisa giocano ancora un ruolo fondamentale, anche se in maniera meno intensa rispetto al passato, le produzioni tradizionali del territorio: il cuoio (+6,8% tendenziale, con un contributo alla crescita pari a 1,59 punti percentuali), i cicli e motocicli (+5,2%, pari a +1,06 punti) e le calzature (+3,4%, +0,43 punti il contributo). Una spinta all’export viene anche dai mobili che con un +39,6% proseguono la fase di recupero in atto da alcuni trimestri. Arretra l’abbigliamento (-16,7%).
Segno negativo anche la carne lavorata (-3,5%). Le esportazioni di vino, comprese all’interno del più ampio settore delle bevande, peggiorano il risultato già negativo del trimestre precedente (-7,2%). A frenare la dinamica dell’export contribuisce l’andamento di due settori molto rilevanti per il territorio come la meccanica (-12,8%) ed i metalli (-23,2%).
Il rallentamento registrato dall’export pisano deriva dalla marcata contrazione dei Paesi dell’Unione Europea che nel primo trimestre dell’anno fa segnare un -6,6%.
Da segnalare, invece, le ottime performance dell’Asia (+13,3%), dell’Africa +13,8% ma, soprattutto, dell’America che si conferma, per il secondo trimestre consecutivo, forza trainante per l’export provinciale: +37,6%.
Importazioni. Il calo dell’attività industriale viene confermato dall’evoluzione delle importazioni di prodotti intermedi per le lavorazioni manifatturiere, primi tra tutti quelli riconducibili alla filiera delle pelli.
«Nel primo trimestre dell’anno - spiega ancora Susini - subiscono un ridimensionamento le importazioni di pelle grezza (-1,8%) e di pelli conciate (-12,1%). Anche le evoluzioni di altri settori, come i metalli non ferrosi (-38,8%) e gli articoli in gomma (-24,6%), confermano le difficoltà dell’industria. A determinare la brusca caduta delle importazioni contribuiscono pure i beni strumentali. Tra questi segnano un vero e proprio tracollo i computer e le periferiche (-58%). Prosegue, ed è forse l’unico dato positivo in quanto segno di una seppur minima attività di investimento, la crescita delle importazioni di macchine di impiego generale (+7,9%)».
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