Il Tirreno

Pisa

«Ikea assuma i licenziati di Crm»

«Ikea assuma i licenziati di Crm»

Giusti (Cobas): il sindaco e il presidente della Provincia devono pretenderlo

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PISA. «Se Ikea vuole collocarsi a Pisa dia risposte immediate sul piano occupazionale, impegnandosi a riassorbire i lavoratori licenziati recentemente dalle aziende in crisi del territorio».

Lo afferma in una nota Federico Giusti dei Cobas pisani denunciando la scarsa attenzione delle istituzioni locali verso «la situazione Crm Logint, azienda dell'indotto Saint-Gobain, che aprirà la procedura di mobilità per venti dipendenti». La via d'uscita, secondo i Cobas, potrebbe però essere rappresentata dal prossimo insediamento della multinazionale del mobile low cost nell’area dei Navicelli: «Ikea - dice Giusti - rinunci ai convenienti (per la multinazionale) contratti precari e prima del suo insediamento il sindaco Filippeschi e il presidente della Provincia, Pieroni, pongano due precise condizioni alla multinazionale: assunzioni con contratti a tempo indeterminato, attingendo dai disoccupati di lungo corso e dalle situazioni in crisi; contributo dell'Ikea alla bonifica del territorio con ricadute positive sulla salute della popolazione di Porta a Mare, area contigua a quella in cui sorgerà lo store della multinazionale».

Giusti è particolarmente critico con la giunta comunale e provinciale: « A maggio, negli uffici della Provincia, la Crm non si è presentata al tavolo, mentre la Saint-Gobain ha ribadito che la situazione di crisi si è ulteriormente acuita e, dopo i contenziosi aperti con le ditte di pulizia e l’internalizzazione di alcuni lavoratori, non sarà di fatto possibile assorbire la ventina di lavoratori Crm per i quali sta terminando anche la cassa integrazione. Filippeschi e Pieroni non possono nascondersi dietro alle parole, servono atti concreti e condizioni ben precise da porre alle aziende che approfittano delle revisioni dei piani regolatori e delle infrastrutture pagate dai cittadini per fare business. Basta con la subalternità delle giunte alle multinazionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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