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Bastava Fucecchio per salvare la Provincia

 Bastava Fucecchio per salvare la Provincia

La cancellazione dell’ente pisano sa di beffa: non è abbastanza estesa per soli 55 km quadrati

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PISA. La Provincia di Pisa perde la sua autonomia, ma un po’ con il sapore della beffa. Era nell’aria da tempo questa sorte, e infatti si era già parlato dell’accorpamento con Livorno. Ieri il consiglio dei ministri ha reso tutto ufficiale. Però i criteri dovevano essere diversi. Si sapeva del tetto a 350mila abitanti e la provincia di Pisa, con i suoi 414mila è largamente sopra. Invece, per quanto riguarda la superficie territoriale, il limite doveva essere fissato a 3mila km quadrati. La provincia di Pisa è intorno a 2.445. Così sarebbe stato senza rimpianti, invece il limite è stato abbassato a 2.500. La differenza che ha fatto perdere l’autonomia è solo di 55 km quadrati. In pratica, sarebbe bastato avere un altro pezzo di territorio esteso quanto il comune di Vecchiano (67). Oppure, andando al confine nord-est, sarebbe stato sufficiente che Fucecchio (65) fosse stato pisano e non fiorentino; si dice Fucecchio perchè è un comune, a livello economico, già unito a cinque comuni pisani nel distretto del Cuoio. Un’asticella davvero beffarda, relativamente a questo parametro.

Si va dunque verso l’accorpamento con Livorno, almeno questo è l’auspicio del presidente della Provincia di Pisa, Andrea Pieroni, che è anche il presidente di Upi Toscana (l’unione delle Province). Per molti aspetti questa resta comunque una partita ancora da giocare. «Il decreto - dice Pieroni - pur abbassando uno dei parametri, quello della superficie territoriale, nulla modifica rispetto all’effetto sulla Toscana: non ci sono province che rispondono a questi parametri. Adesso la partita è in mano al Consiglio delle autonomie locali ed è qui che, insieme alla Regione e agli enti locali, ci confronteremo per definire l’effettiva riduzione. E’ da questo tavolo che arriverà la proposta finale al governo, che provvederà ad un nuovo atto legislativo che completerà la procedura. Noi auspichiamo ad avere solo cinque province e Firenze come città metropolitana. Resta inoltre la speranza che nel percorso parlamentare del decreto, che ha limitato alle nuove Province le sole competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità, si possa prendere atto che le funzioni riguardanti istruzione, edilizia scolastica, formazione e lavoro non possano essere efficacemente trasferite ai Comuni proprio in ragione dell’aumento dei livelli territoriali dei nuovi enti provinciali. Ciò che ci preoccupa è il quadro dei tagli: non accetteremo di essere noi a ratificare il default dei nostri enti». (f.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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