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Autista di bus sventa un furto: minacciato di morte

Autista di bus sventa un furto: minacciato di morte

La denuncia di un autista del Cpt: «Ogni giorno vedo come nordafricani e rom si spartiscono il territorio di caccia»

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Minacciato di morte un autista di bus. Offese, minacce, sputi, borseggi sono diventati il pane quotidiano dei conducenti della linea Lam rossa quella che va dall’aeroporto al Duomo, la linea cioè più frequentata dai turisti. Protagonisti di questi reati sono un gruppetto di magrebini e le solite rom minorenni e incinte. Il tutto avviene alla fermata di Piazza Manin che è diventata una "riserva di caccia" per ladri e borseggiatori. Due giorni fa però, un autista della Cpt è stato minacciato di morte da un magrebino e questo perché il conducente aveva fatto il suo dovere di cittadino e di dipendente della compagnia trasporti, avvertendo una ignara turista che stava per essere derubata mentre saliva sul bus. «Ho gridato in inglese che le stavano rubando il portafogli», racconta in redazione Mario (il nome è di fantasia). A questo punto il magrebino ha lasciato il portafogli, è corso davanti al vetro del bus colpendolo con pugni e offendendo l’autista fino a gridargli che lo avrebbe sgozzato, il tutto col segno inequivocabile del taglio della gola.

«Mi conosce e io conosco lui e un suo compagno di borseggio – spiega Mario – con la differenza che l’altro magrebino quando vede che ci sono io al volante si allontana mentre quello che mi ha minacciato e sputato è recidivo e continua a borseggiare». L’autista, che ha sporto denuncia alla Questura, racconta come funziona la spartizione tra rom e magrebini della "cacciagione" e cioè delle persone che aspettano il bus in Piazza Manin. «Si conoscono e si mettono d’accordo in questo modo: i magrebini borseggiano le persone nella calca alla fermata del bus ma non salgono mai sul mezzo perché quello è territorio delle rom», spiega il conducente. «Queste ultime sono tutte minorenni e si confondono facilmente coi turisti perché portano zainetti ed hanno cartine in mano. Alcune volte ho fermato il bus e ho intimato loro di scendere perché non avevano il biglietto ma ora si sono organizzate e sempre più spesso comprano i ticket e quindi non ci posso fare niente a meno che non le colga sul fatto». Tutto ciò avviene alla fermata di Piazza Manin davanti al Duomo, zona che dovrebbe essere un’oasi di tranquillità per i turisti. «Ogni giorno, ogni giorno, noi autisti subiamo e assistiamo a reati – dice Mario - che si consumano davanti ai nostri occhi e a farne le spese sono spesso anche gli anziani». L’autista fa un appello al sindaco Filippeschi e al comandante dei vigili urbani Bortoluzzi chiedendo ad esempio che venga messa una telecamera sulla palina della fermata oppure degli agenti in borghese sui bus. «Noi siamo qui a lavorare o a prendere botte ed insulti? E se io ho il coraggio di denunciare questi fatti alcuni miei colleghi preferiscono non farlo e subire in silenzio», si sfoga l’autista, animato da senso civico ma anche da senso di appartenenza a un’azienda pubblica. «Certo, potrei far finta di nulla e lasciare che i cittadini e i turisti che pagano il biglietto vengano borseggiati - conclude amareggiato - Così facendo non verrei minacciato e offeso. Ma non ci riesco».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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