Il dolore
SERVE UN PIANO COMUNALE PER LA CASA
Occorre andare oltre l’emergenza casa e lanciare il piano casa comunale. Quando l’amministratore pubblico affronta il tema della casa lo deve fare da più angolazioni. Certo, ascoltando i diversi...
Occorre andare oltre l’emergenza casa e lanciare il piano casa comunale.
Quando l’amministratore pubblico affronta il tema della casa lo deve fare da più angolazioni. Certo, ascoltando i diversi punti di vista “particolari”, come avvenuto giovedì scorso in consiglio comunale dando la parola ai rappresentanti degli inquilini e dei proprietari, ma poi facendo sintesi e programmando in un’ottica di lungo periodo.
L’Imu, che è stata recentemente introdotta dal governo Monti, penalizza soprattutto i proprietari di prima casa, e la richiesta per essa dell’aliquota minima (0,20 per cento) non è stata accolta dalla giunta di Palazzo Gambacorti per motivi di equilibrio di bilancio, che invece concede larghe dilazioni per il pagamento dei terreni comunali nell’ area del porto. L’incasso del rilevante credito (3.706.000 di euro) da solo avrebbe coperto l’intero mancato gettito Imu per la minor aliquota applicata sulla prima casa e consentito addirittura di integrare il plafond, chiaramente insufficiente, per l’integrazione agli affitti.
Se le case popolari sono insufficienti, la soluzione non è solo costruirne di nuove, ma anche di toglierle a chi, dissimulando situazioni di fabbisogno, non ne ha diritto; e anche di introdurre il diritto all’alloggio popolare soltanto a chi è residente da un minimo numero di anni, per evitare “sorpassi” a danno di chi aspetta in graduatoria da tempo e con pazienza l’assegnazione dell’alloggio.
Occorre potenziare l’Agenzia Casa e chiarire bene e meglio i meccanismi di tutela per il proprietario, incentivando economicamente le agenzie immobiliari a facilitare questo strumento.
Occorre che il Comune recuperi la sua immagine verso i grandi proprietari immobiliari che non si fidano dell’amministrazione di Pisa e per questo preferiscono tenere sfitti numerosi alloggi che invece potrebbero essere inseriti nell’Agenzia Casa.
Ma soprattutto occorre andare oltre l’emergenza e lanciare un piano casa comunale, pianificando nel tempo, innanzitutto coordinando gli assessorati tra di loro, perché quando si parla di casa non è solo competente l’assessorato alla Casa, ma anche l’assessorato al Patrimonio, quello all’Urbanistica, quello al Bilancio: è il sindaco che deve coordinare il tavolo tra gli assessorati, curare e seguire i rapporti con gli altri Comuni, con gli altri enti, che hanno un patrimonio immobiliare non più usato o mai usato per intoppi burocratici.
Devono essere individuate nuove aree da destinare all’edilizia convenzionata e agevolata, aprendo anche ad altre e nuove cooperative edilizie, perché non ci può essere un monopolio anche in questo ambito.
Occorre prevedere case per padri separati, forme di incentivo per le abitazioni di famiglie con portatori di handicap, nuove aree da destinare alla costruzioni di case per militari e forze dell’ordine, aree da destinare alle giovani coppie, per le quali il Comune deve sottoscrivere accordi con istituti di credito per la concessione di mutui fino al 100 per cento.
Non è certo semplice realizzare questo lungo elenco di cose da fare, ma non è più possibile affrontare il tema a compartimenti stagni come è avvenuto finora.
Dinamismo, intelligenza e soprattutto volontà politica saranno gli ingredienti giusti per realizzare il piano casa comunale.
Consigliere comunale
del Popolo della Libertà
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