Il Tirreno

Pisa

Scudo, 700 milioni restano fermi

di Antonio Scuglia

Sono quelli riportati in Italia da 350 pisani, che hanno difficoltà ad usarli rimanendo invisibili al fisco

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PISA. A Pisa e provincia ci sono settecento milioni di euro “cash”, detenuti da circa 350 professionisti e imprenditori, che messi in circolazione farebbero comodo all’economia e all’occupazione locali, ma i titolari hanno forti remore ad investirli.

«Si tratta – spiega Pino Staffa, consulente finanziario di Banca Generali – dei soldi rientrati in Italia con lo scudo fiscale di Tremonti. 110 miliardi di euro in tutto il Paese, 700 milioni nella nostra provincia».

Una media di due milioni di euro per ogni pisano “scudato”, ma non tutti loro sono Paperoni: «Alcuni hanno riportato dall’estero patrimoni ingenti, altri hanno solo regolarizzato col Fisco italiano i proventi di piccoli contratti o consulenze professionali svolte all’estero, magari per poche decine di migliaia di euro».

Questi soldi però seguono tutti la stessa sorte: «Lo scudo Tremonti permise a chi riportava i soldi in Italia di lasciare queste cifre secretate, cioè anonime, pagando una tassa del 5% sul loro ammontare. Ed ora Monti ha imposto alle rispettive banche di versare, in qualità di sostituti di imposta, un ulteriore 1%».

E il problema qual è? «E’ che il segreto rimane fino a che i soldi non vengono toccati. Appena escono dai conti scudati, si pone il problema di come utilizzarli, se possibile preservando l’agognata riservatezza, da un fisco che, con il potenziamento degli accertamenti diventa, nei confronti di tutti i contribuenti, sempre più occhiuto e ben informato».

In cosa consiste il potenziamento degli accertamenti? « L’accertamento sintetico basato sullo spesometro è una presunzione in virtù della quale il reddito viene determinato sulla base delle spese di qualunque tipo (comprese quelle patrimoniali) sostenute nel periodo di imposta, spese che devono trovare copertura nel reddito dello stesso periodo di imposta in cui sono state sostenute».

Il nuovo redditometro prevede non solo un numero più ampio di indicatori di capacità contributiva e un loro aggiornamento continuo, ma, al fine di “personalizzarlo” con l’uso di variabili relative allo stato civile e alla localizzazione geografica. La determinazione sintetica del reddito è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato e non è più necessario che lo scostamento si manifesti per almeno due anni.

Il risultato è che sempre più spesso ci si troverà nella condizione di dover in qualche modo giustificare il possesso di beni o il sostenimento di spese che denotano un tenore di vita agiato.

In particolare «si tratta delle spese sostenute per immobili, quelle per mezzi di trasporto, e quelle per previdenza e assicurazioni. Sotto tiro sono finite anche le operazioni finanziarie quali l’acquisto di titoli o azioni, i conferimenti di denaro in società, l’acquisto presso gallerie d’arte di beni quali quadri, sculture, gioielli e orologi, le spese per il tempo libero (viaggi, circoli esclusivi, centri di benessere, equitazione, spese per l’istruzione di importo superiore a 5.000 euro)».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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