Proteste
Il consulente: «Nessun rischio»
È sufficiente dare all’Agenzia delle Entrate la prova della provenienza del denaro
PISA. Sarebbero già partite le prime richieste di informazioni dal fisco ad alcuni pisani che hanno optato per lo scudo. Cosa devono fare? «Occorrerà fornire la prova - spiega Staffa - che le spese sono avvenute utilizzando redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta. L’ufficio accertatore ha l’obbligo, prima dell’emissione dell’atto di accertamento, di invitare il contribuente a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e successivamente di avviare il procedimento di accertamento con adesione».
Dunque, chi viene chiamato dall’Agenzia delle entrate «è opportuno che si presenti - di persona o meglio accompagnato dal suo professionista di fiducia - in modo da fornire dati e notizie non a conoscenza dell’Amministrazione finanziaria, utili auspicabilmente a fare archiviare la pratica».
Le risultanze dei conti bancari, siano esse fornite dal contribuente o acquisite nel corso di indagini finanziarie da parte dei verificatori, assumono un’importanza notevole.
Il rischio reale per gli interessati, secondo il consulente, è che «operazioni di cui non si riesce chiaramente a spiegare la motivazione possano portare a rettifiche per maggiori redditi non dichiarati».
E indipendentemente dagli accertamenti, «diventa fondamentale una ordinata gestione dell’operatività bancaria, separando attività personali da quelle professionali e imprenditoriali, evitando movimentazioni anomale di contanti (difficilmente ricostruibili a distanza di anni) e privilegiando l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili».
In definitiva tutti i comportamenti afferenti alla detenzione e o circolazione della ricchezza (anche in chiave successoria) diventano indicatori sensibili della capacità contributiva «con conseguente rischio di perdita della riservatezza e possibile aggravio del carico impositivo».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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