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Pisa

La strage silenziosa di chi si è ammalato a causa del lavoro

La strage silenziosa di chi si è ammalato a causa del lavoro

Il patronato Inas: in un anno sessanta morti per tumori d’origine professionale, ma l’Inail ne riconosce molti meno

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PISA. Inail sbandiera i successi della prevenzione nei luoghi di lavoro, parlando di infortuni e di morti bianche in calo. Ma i dati dell’ultimo rapporto annuale non convincono gli operatori dell’Inas, il patronato della Cisl. Roberto Chelucci ci accoglie nella sede Inas, a Pisa, in via Vespucci. Sulla sua scrivania una mole di cartelle, vertenze che il patronato ha avviato contro l’Inail per conto di decine di suoi assistiti.

«L’ultimo rapporto annuale dell'Inail presentato lo scorso martedì - commenta Chelucci - parla di infortuni e di morti sul lavoro in calo. Identifica in 920 le morti bianche, il numero più basso mai registrato, in ulteriore calo del 5,4% rispetto ai 973 dell’anno precedente. Insomma gli esperti di Inail dipingono una situazione grave, ma sotto controllo. Purtroppo così non è, almeno secondo noi». Perché? «Le statistiche sulle morti bianche non tengono conto degli operai, degli agricoltori e degli artigiani che muoiono nel letto di casa o in ospedale, stroncati da una malattia di origine professionale. Mi riferisco a quanti vengono a contatto con agenti cancerogeni, per periodi più o meno lunghi nel loro luogo di lavoro».

Chelucci ha studiato a lungo il problema: «La ricerca europea Carex (International Carcinogen Exposure Database), ad esempio, ha valutato che su 21 milioni e 800mila cittadini occupati in Italia, 4 milioni e 200mila sono esposti ad agenti cancerogeni. Tra i 95 agenti cancerogeni identificati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) 44 si trovano nei luoghi di lavoro».

Secondo studi recenti «ogni 100 tumori al polmone, almeno 30 sono di origine professionale, così come lo sono molti tumori alla vescica, alla laringe e al colon».

Più prudente alcuni anni orsono fu l’Inail nazionale, secondo cui, comunque, almeno il 5% del numero complessivo di tumori è di origine professionale.

«Voglio essere prudente ed applicare la tesi dell’Inail - sottolinea Chelucci - Ma anche in questo modo le cifre non tornano. Nel 2009, secondo l’Istat, 152.795 persone sono morte in Italia per tumore. Dunque, adottando la tesi del 5%, avremo che 7.639 avevano contratto un cancro nel luogo di lavoro. Perché l’Inail ha riconosciuto solo 685 decessi di origine professionale? Identico discorso se osserviamo i dati toscani: nella nostra regione, nel 2009 (dati Istat) sono morte 11.825 persone per tumore, applicando la quota del 5% i casi attesi di morte per tumore di origine professionale sarebbero 591, mentre gli indennizzati dall’Inail sono appena 52. Nella nostra provincia, nel 2009, sono morte per tumore 1.219 persone. Quindi almeno 61 di loro si sarebbero ammalati perché sono venuti in contatto, nel luogo in cui hanno lavorato, con agenti cancerogeni. Per quale motivo invece i casi riconosciuti da Inail sono appena 9? Purtroppo spesso sono i medici che non mettono in relazione il tumore con la storia professionale dell’assistito. Quand’anche lo fanno, però, e l’assistito o i suoi familiari si rivolgono a noi per ottenere il giusto riconoscimento, nella stragrande maggioranza dei casi l’Inail si oppone alla nostra richiesta. E così dobbiamo intentare una causa».

Commenta Gianluca Federici, segretario provinciale della Cisl: «La questione delle morti per malattie di origine professionale è largamente sottovalutata anche per un altro motivo. Se i dati del nostro studio fossero condivisi da tutti, il legislatore sarebbe costretto ad adottare provvedimenti radicali: chiedendo alle imprese di “testare” tutti gli agenti con cui il dipendente entrerà in contatto prima ancora di farlo entrare nel luogo di lavoro. Ed eliminando dalla circolazione quelle che risultano non innocue». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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