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Pisa

L’ipotesi di una moschea a Porta a Lucca

L’ipotesi di una moschea a Porta a Lucca

Presentata al Comune la proposta della comunità islamica che pensa a un vero centro culturale

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PISA. Pisa avrà (forse) la sua moschea. È al vaglio della commissione urbanistica, nell'ambito della “variante pubblica” che il Comune sta preparando, l'ipotesi di costruzione di un luogo di culto adatto alle esigenze della numerosa comunità islamica di Pisa che “sogna” la nascita di un centro culturale islamico, oltre che religioso. L'area individuata è situata tra via del Brennero e via Chiarugi, una volta occupata da uno sfasciacarrozze e oggi abbandonata, dove era prevista la costruzione di un edificio condominiale e di una parte di verde misto a parcheggio pubblico. «È un'idea avanzata dalla comunità islamica – dice Fabrizio Cerri, assessore all'urbanistica – che noi stiamo verificando». «Per adesso rimane solo un'ipotesi – dice Mohammad Khalil, imam di Pisa -. Speriamo che il Comune accetti la nostra proposta perchè da più anni cerchiamo una soluzione per la costruzione di una moschea adatta sia alle nostre esigenze sia a quelle della città». La comunità islamica di Pisa conta oltre duemila persone. Al suo interno le comunità più numerose sono quella bengalese e quella senegalese oltre la presenza di arabi, macedoni, turchi, pachistani, indiani e albanesi. Dal 1993 ha un centro in via delle Belle Donne. «Un fondo piccolo, che andava bene anni fa», dice Khalil. Il venerdì, giorno di preghiera, la comunità affitta un campo chiuso al Cus per svolgere l'ora di preghiera a cui partecipano da 200 a 400 fedeli dell'Islam. L'obiettivo della comunità è integrare il luogo di preghiera con un centro culturale e una biblioteca pubblica. «Un centro culturale islamico – spiega Khalil -. Un punto di incontro, discussione e studio aperto a tutta la città». Quella che per adesso è solo un'idea ha, però, già scatenato vivaci polemiche. E la questione arriva oggi in consiglio comunale. Filippo Bedini, consigliere Pdl, presenterà un question time per chiedere se l’amministrazione intenda intraprendere questo tipo di percorso, di carattere solo apparentemente urbanistico, e una interpellanza che, invece, scende, nel merito della questione. «Quella zona non va assolutamente bene - dice Bedini - e comunque la questione mi vede contrario a prescindere dall’ubicazione: sale di preghiera dove i musulmani si riuniscono a pregare ci sono in Toscana. La moschea è un’altra cosa, non è esclusivamente un luogo di preghiera, ma un centro dove la comunità si raduna per affrontare questioni culturali, sociali e politiche, oltre che religiose. Nella moschea – continua Bedini - si trova normalmente, oltre a una scuola islamica, un tribunale coranico che, come è noto, non si occupa solo di questioni strettamente religiose. Tutta l’azione dell’Islam politico parte dalla moschea, e ogni costruzione di moschea è presentata come una “conquista” per i musulmani e un segno del “cedimento” dell’Occidente. Spesso si tratta di spazi per diffondere ideologie ultra-fondamentaliste avverse alle nostre tradizioni e incompatibili con la Costituzione». (d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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