Sicurezza
Col robot del S. Anna si guida dalla Terra l’astronauta in orbita
Un casco con visore in 3D riproduce i gesti dell’istruttore Può servire anche per operazioni chirurgiche a distanza
PISA. Tutti hanno visto almeno una volta la scena del vaso nel film “Ghost”; i laboratori della Scuola Superiore Sant’Anna hanno realizzato un dispositivo che ha più o meno la parte dell’attore Patrick Swayze: guida con le sue mani Demi Moore a modellare l’argilla. Le differenze: non c’è romanticismo, ma il “fantasma” sa fare molte più azioni, come operazioni chirurgiche o interventi meccanici. È il nuovo progetto del Laboratorio di Robotica percettiva dell’istituto Tecip e del Centro Extreme del Sant’Anna, mostrato ieri a Pisa dopo la presentazione tenuta qualche giorno fa a Mosca, nell’Istituto sui problemi Biomedici. Per capire come funziona, basta illustrare una sua possibile applicazione: un astronauta della stazione orbitante Iss segnala un’avaria a Terra; allora, un ingegnere del centro spaziale indossa un casco 3d che gli mostra esattamente quello che vede l’astronauta migliaia di chilometri più su. Da terra l’esperto “guida” con le sue mani i movimenti e le prese dei vari attrezzi o pezzi di ricambio: infatti, anche il cosmonauta ha un visore 3d che riproduce le mani dell’istruttore e, seguendole (come Demi Moore, appunto) compie le stesse azioni fino a riparare il danno. Dov’è il vantaggio? L’astronauta non può sapere tutto, ma a Terra qualcuno competente si trova e lo aiuta sia da un punto di vista tecnico, che psicologico. Franco Tecchia, uno dei ricercatori coinvolti, spiega che «la tele-presenza di un tutor conferisce sicurezza».
E lo stesso discorso vale per un’operazione medica: un luminare dall’Italia può indirizzare le mani di un giovane chirurgo di un Paese povero e coadiuvare interventi difficili. I due soggetti distanti interagiscono anche a voce: e parlandosi tutto diventa ancora più immediato e più facile. Sembra quasi un gioco, ma le difficoltà tecniche sono enormi: in primo luogo l’acquisizione tridimensionale di ciò che vede l’astronauta e la sua riproduzione nel casco dell’esperto sono operazioni molto complicate da realizzare; inoltre, siccome il sistema è pensato per funzionare anche nello spazio, si devono superare i disagi del ritardo di trasmissione (tempo necessario al segnale per percorrere la distanza) e della banda limitata che si può ottenere nel cosmo, mentre la gran quantità di dati ne richiederebbe molta. La simulazione effettuata tra Pisa e Sidney ha funzionato: dall’altra parte del pianeta interagivano i ricercatori dell’istituto Csiro, partner del progetto. Che è nato sette anni fa e che ha abbracciato due progetti europei: il primo, Skills, è stato coordinato dal professore Massimo Bergamasco della Scuola Sant’Anna e ha studiato le potenzialità della robotica e degli ambienti virtuali. Lo stesso gruppo di studiosi ora si sta concentrando nel progetto Beaming, sulle tecnologie più avanzate della tele-presenza.
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