Sicurezza
Il bambino nasce per salvare la madre
Grave per una trombosi della valvola mitralica, la donna è stata operata dopo il parto con cesareo
PISA. Tre interventi chirurgici in meno di dieci ore, tra cui un parto cesareo: è la prima volta che accade a Pisa e la “fortunata” paziente è una neomamma marocchina di 41 anni. Il lavoro d’équipe straordinario ha permesso di effettuare operazioni delicate e rischiose: oggi sia la donna che il bambino stanno bene.
È successo il 30 giugno. La donna vive da anni in provincia e in passato era già stata ricoverata per problemi cardiaci. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno giunge nell’ospedale di Cisanello lamentando un’improvvisa difficoltà respiratoria. Nel sospetto di una embolia polmonare è ricoverata a Pneumologia 1, Centro di riferimento regionale per questa patologia, diretta da Antonio Palla. Ma nelle ore successive, a causa del peggioramento del quadro respiratorio, è trasferita nella terapia intensiva cardiotoracica, diretta da Fabio Guarracino. Fin qui “normale” percorso clinico; c’è un però: la donna è all’ottavo mese di gravidanza.
Guarracino racconta: «La prima preoccupazione è stata mettere al sicuro il bimbo. Abbiamo contattato i colleghi di ginecologia, mentre la paziente era già in terapia intensiva».
Nasce così l’idea di farla partorire: è sabato, ore 19. Molti sono in ferie, altri a fine turno. Ma si capisce che sarà un intervento lungo e complicato e cominciano le telefonate per far rientrare anestesisti, radiologi e cardiochirurghi.
Dopo un’ora di cesareo e un’altra di “stabilizzazione”, la donna è trasferita al Dipartimento immagini: da un lato, infatti, è nota la presenza di una trombosi massiva della valvola mitralica meccanica installata nel 2008; d’altro canto, per operare il cuore ci vogliono farmaci anticoagulanti che potrebbero provocare una grave emorragia postpartum. Che fare? Non si può aspettare, perché il trombo è troppo pericoloso. Allora alla paziente è praticata un’embolizzazione delle arterie uterine per proteggerla dal rischio di sanguinamento. Trascorre un’altra ora circa di intervento. E finalmente tutto è pronto, nel fisico resistente della signora, per cominciare l’operazione “vera”: la sostituzione della protesi valvolare, intervento che richiederà più di quattro ore. A notte fonda l’odissea finisce e, dopo cinque giorni di decorso postoperatorio privo di complicanze, la paziente è trasferita nella Clinica di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale Santa Chiara, dove può abbracciare il neonato.
Ora è il momento della soddisfazione: Guarracino parla di «scelte non facili». L’eccezionalità del quadro clinico «non consentiva di avere in testa la successione degli interventi. Dopo l’anestesia abbiamo capito il problema e innescato la procedura». A complicare ulteriormente il tutto c’era il fatto che molti medici nemmeno si conoscevano: Guarracino spiega che «nella sua unicità l’intervento ha richiesto una forte connessione con gruppi che non hanno consuetudine» a lavorare assieme, perché certi problemi in genere si presentano uno alla volta nel corpo umano. In questo caso ha vinto «l’estrema disponibilità di tutti».
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