Proteste
La difesa dei diritti civili è sacrosanta, non è un lusso
Eg. regio signor Benedettini, ho letto sul “Tirreno” le sue accuse al Pd per l'adesione al Toscana Pride di Viareggio. A dire il vero le ho trovate sgangherate, qualunquiste e anche un po' omofobe,...
Eg. regio signor Benedettini, ho letto sul “Tirreno” le sue accuse al Pd per l'adesione al Toscana Pride di Viareggio. A dire il vero le ho trovate sgangherate, qualunquiste e anche un po' omofobe, ma provo lo stesso a risponderle nel merito e a spiegarle perché – come Pd della provincia di Pisa – abbiamo aderito e siamo orgogliosi di averlo fatto. Viviamo una crisi economica gravissima, è vero. Come militanti del Pd lo sappiamo perché Bersani ne parla da anni. Provi a fare un salto ad una qualunque delle nostre feste estive: sentirà parlare di vertenze, esodati, politiche industriali, articolo 18, disoccupazione giovanile. Il Pd è un partito fondato sul lavoro, il nostro impegno su questo tema è quotidiano e, mi scusi, non accettiamo lezioni. Crediamo però che ragionare in termini di priorità sia molto pericoloso. I diritti civili non sono un lusso che adesso non possiamo permetterci. Come Pd abbiamo un'idea del Paese che vorremmo e la tutela dei diritti civili ne fa parte a pieno titolo. Al pari delle politiche per il lavoro, per l'istruzione e la ricerca, per lo sviluppo sostenibile, la famiglia, la giustizia, la sicurezza, l'informazione e molto altro. Non si può ragionare a compartimenti stagni. Crede davvero che ci sia tanta differenza tra un operaio privato dei diritti in fabbrica e un cittadino discriminato per il colore della sua pelle o l'orientamento sessuale? Ci sarà un motivo se la nostra Costituzione tutela entrambi. Eppure, se i padri costituenti ne avessero fatto una questione di importanza o di urgenza, anche nel 1947-48 per i diritti civili non ci sarebbe stata partita, con un Paese intero da ricostruire. Seguendo il suo ragionamento, il movimento che si è battuto per l'emancipazione femminile e per la parità uomo-donna avrebbe dovuto aspettare il proprio turno, perché prima veniva la questione operaia. E che spreco di tempo il referendum sull'aborto e quello sul divorzio. Intendiamoci: è giusto che la crisi economica occupi una parte centrale nell'agenda politica nazionale e locale. È altrettanto giusto impedire che passi l'idea per cui i diritti sono qualcosa di secondario. Di comprimibile a piacere a seconda, appunto, delle emergenze del momento. A maggior ragione in un Paese che sconta ritardi gravissimi su questioni che incidono direttamente sulla vita di milioni di persone: testamento biologico, regolamentazione delle convivenze stabili, diritti di cittadinanza e di voto per gli immigrati.
Juri Sbrana
responsabile diritti Pd Pisa
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google