Il Tirreno

Pisa

Spese mai rimborsate e critiche: per questo la Croce Rossa lascia

di Danilo Renzullo
Spese mai rimborsate e critiche: per questo la Croce Rossa lascia

«È anche tempo di dare un’altra sistemazione ai migranti» La gestione del Centro accoglienza era finita sotto accusa

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PISA. «Un campo profughi fatto di vecchi container in metallo che d'estate diventano roventi. Un clima invivibile tra caldo, zanzare e pochi bagni a disposizione. Operatori frettolosi e scortesi, che non hanno tempo di rispondere alle domande dei loro “ospiti”». Così Africa Insieme e Rebeldia descrivono il centro di accoglienza della Croce Rossa Italiana in via Pietrasantina che ospita i profughi fuggiti dalla guerra in Libia. Secondo le due associazioni «i migranti sono abbandonati a loro stessi, in un campo fatiscente e degradato». Condizioni che hanno spinto i migranti a bloccare, lo scorso 29 giugno, via Pietrasantina in segno di protesta e ad intervenire ad un'assemblea pubblica a Solidarista – l'annuale incontro delle associazioni di volontariato - denunciando episodi di prevaricazione da parte degli operatori della Cri. Accuse che hanno alzato un vero e proprio polverone sulle condizioni dei 26 migranti che chiedono asilo ospitati nel centro e sulla gestione della struttura da parte della Cri e che ha spinto quest'ultima a chiederne la chiusura. Dopo la richiesta di chiusura e l'esautoramento della Cri dall'incarico di ente gestore avanzata da Africa Insieme e Rebeldia, infatti, è stata la stessa Cri a tirarsi fuori e a chiedere la chiusura del centro e il trasferimento dei migranti. «Sono accuse indegne e ingiuste. Chiediamo la chiusura del centro perchè ci sentiamo umiliati». Antonio Cerrai, commissario provinciale della Cri, replica con amarezza alle critiche, ricostruendo, attraverso una lunga lettera, la storia della struttura messa a disposizione dalla Cri quando, nell'agosto 2011, fu chiesto all'associazione di occuparsi dell'emergenza migranti. «Individuammo la struttura di via Pietrasantina, liberata dalla Cri solo due mesi prima – ricorda Cerrai -, dotata di riscaldamento e condizionamento d'aria perfettamente funzionanti. Effettuato il trasferimento dei migranti, con la loro condivisione, tutto ha funzionato nella normalità, fino al sopraggiungere dell'estate». Cerrai sottolinea il lavoro svolto e gli sforzi economici sostenuti dalla Cri senza ricevere, finora, nessun rimborso. «Per tutti i migranti la Cri ha assicurato il massimo impegno. E di questo ne sono testimonianza i risultati ottenuti sui riconoscimenti del permesso ai migranti (uno dei centri con più permessi accordati). Ma ad oggi – accusa Cerrai – non è stato ancora rimborsato niente. Questo vuol dire che la Cri ha dovuto anticipare una cifra di oltre 200mila euro delle proprie liquidità che oggi non sono più disponibili (siamo costretti ad utilizzare il fido bancario pagando anche gli interessi relativi) e compromettono il regolare pagamento di ogni sorta di approvvigionamento o emolumento al personale. A distanza di oltre un anno dall’arrivo dei primi migranti – continua Cerrai - non si può più parlare di emergenza, ma si deve pensare a una sistemazione adeguata per i migranti. Per queste ragioni la Cri chiede la chiusura del centro. Lo chiede perchè si è esposta economicamente non avendo più risorse economiche da “anticipare”, perchè si sente umiliata dalle critiche strumentali dipendenti da posizioni politiche e di visione di parte, perchè ritiene che chi ha capacità operative, gestionali e idee migliori se si fa avanti ed assume la gestione del servizio erogato ai migranti, fa solo il loro bene e la Cri ne è felice. Quindi, quanto prima, chiudiamo il centro, con ricollocazione dei migranti in altri centri o liberi di trovare una soluzione a loro più confacente se in possesso di permesso di soggiorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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