Sicurezza
Palazzo Reale, un visitatore al giorno
Il flop dei musei statali: in un anno i tre spazi incassano 50.000 euro. San Matteo superato dalla Certosa di Calci
PISA. Con gli incassi dei musei statali, a malapena ci si può pagare lo stipendio annuale di un singolo custode. Questo dicono tristemente i dati dei visitatori, paganti e non, dei musei di San Matteo, di Palazzo Reale e della Certosa di Calci. I dati pubblicati dal Ministero per i beni e le attività culturali sono impietosi. Nel 2011, il museo di Palazzo Reale ha incassato 1.920 euro lordi. Quello di San Matteo, circa 18mila e la Certosa di Calci qualcosa come 30.850 euro. In totale, si superano di poco i 50mila euro lordi di introito. I reperti di storia naturale in quel di Calci battono sul fronte dell’incasso Donatello, Masaccio e il Ghirlandaio (opere custodite nel San Matteo) così come gli scheletri di balena sono stati visti da circa 22mila turisti, esattamente il doppio di quanti hanno calcato le sale dei due musei di Palazzo Reale e del San Matteo. I paganti a Palazzo Reale sono stati 417 poco più di uno al giorno. Quelli al San Matteo hanno sfiorato i 4mila. Tanto per fare un raffronto, la mostra a Palazzo Blu dedicata a Mirò ha fatto oltre 80mila visitatori.
Il professor Piero Pierotti, già docente di storia dell’architettura all’Università, lancia un idea, prendendo spunto dal fatto che in piazza del Duomo c’è un serbatoio di oltre 3 milioni di turisti. «Va realizzato un polo museale unico nell’area dell’ex ospedale di Santa Chiara in modo da ottimizzare l’offerta culturale e le spese». Pierotti parte da una semplice considerazione: «La scultura pisana medievale ha fatto scuola nel mondo e ce la invidiano tutti, ma le opere sono disseminate, sparpagliate senza un senso sul territorio in musei che fanno orari diversi. Neppure io riesco ad abbracciare l’offerta straordinaria che la città potenzialmente può dare con le opere di Nicola Pisano, Biduino, Arnolfo; un patrimonio che Firenze non ha». Pierotti si sofferma poi sull’attività promozionale. «L’ultima vera mostra sulla scultura medievale pisana è stata fatta nel 1948 – spiega il docente – e quindi si deve veramente fare qualche attività di forte promozione di un patrimonio esclusivo della nostra città ma che al tempo stesso è famoso nel mondo».
Tanto per far sapere ai turisti cosa si perdono saltando a piè pari il San Matteo, in quel museo ci sono opere del Beato Angelico, Donatello, Ghirlandaio, Cimabue, Gentile da Fabriano e Andrea Pisano. Palazzo Reale non è da meno perché ha collezioni ritrattistiche dei Lorena e dei Savoia oltre ad opere di Bronzino, Canova, Raffaello e Rosso Fiorentino. A queste si aggiungano l’arazzerie medicea e la raccolta di armature con circa 900 pezzi. Inoltre il Palazzo Reale ha aperto le sue sale alla musica concertistica di Maurzio Baglini e di Dario Marianelli. Scelta azzeccata che ha consentito agli appassionati di musica di dare un'occhiata alle sale del museo.
Alberto Zampieri, profondo conoscitore della storia pisana e già autore di moltissimi libri sull’arte e sulla cultura della città, dice: «Il problema dei dati così poco lusinghieri dei nostri musei è a monte. I turisti vengono scaricati in via Pietrasantina, hanno due ore di tempo, salgono sulla torre e via. E a quanti vorrebbero un’ottimizzazione delle risorse culturali ed espositive non posso che dar ragione».
Ritornando ai dati del ministero, la Certosa di Calci col suo museo naturale, è un bel motorino turistico incastonato nelle colline. Ha ben 22mila visitatori che portano un bottino di circa 31mila euro lordi. Sempre poca cosa ovviamente ma c’è da chiedersi come mai la Certosa surclassi gli altri musei. Una spiegazione è che a Calci si è instaurato un circuito virtuoso turistico che vede protagonisti i tanti turisti francesi e tedeschi, amanti della natura ma anche della cultura. Dall’agriturismo al museo il passo è breve. Se dunque i nostri musei statali non brillano per incassi e visitatori, può essere di consolazione sapere che Lucca fa di peggio: il suo sistema museale incassa circa 32mila euro lordi.
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