Il Tirreno

Pisa

Via le Province, i timori dei dipendenti

di Danilo Renzullo
Via le Province, i timori dei dipendenti

«Un accorpamento non ci spaventa, ma non si tocchino i posti di lavoro». Forti dubbi sul vero risparmio che sarà ottenuto

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PISA. C’è chi si definisce «disorientato», chi «rassegnato» e chi dice semplicemente di «aspettare gli eventi». Mentre quelli più vicini alla pensione ammettono che «da un po’ abbiamo iniziato a fare i conti». E’ uno spaccato del mondo dei dipendenti della Provincia di Pisa. Eliminate, ridimensionate, accorpate. L’altalena sul destino delle Province, che si trascina da mesi, si riflette inevitabilmente sullo stato d’animo del personale. L’incertezza regna sovrana tra il personale nel palazzo di piazza Vittorio Emanuele II. Resta da capire il vero significato della parola “taglio” che ha fatto capolino e se per qualcuno sarà necessario un cambio di mansioni.

«Viviamo con incertezza e preoccupazione questo momento - raccontano due dipendenti -. Lavoriamo qui da tanti anni dopo aver vinto un concorso. C’è una sorta di patto, quindi, tra noi e lo Stato che sembra venir meno. È inevitabile che in un momento di grave crisi ci debba essere un riordino e una lotta agli sprechi. Ma prima di intervenire sulle Province, che sono enti previsti dalla Costituzione, si dovrebbero attaccare altri tipi di sprechi». Dal punto di vista personale, i due dipendenti aggiungono: «Molti di noi, sotto il profilo economico, rappresentano un punto fermo per le famiglie e quindi, pur di non perdere il lavoro, l’accorpamento va bene. Ma se si tagliano gli sprechi, non il personale». I dipendenti dubitano dell’utilità (leggi risparmio) di un riordino del sistema delle Province. «Le Province sono diventate capri espiatori e il loro taglio una promessa politica. Se si mantengono il personale e le sedi, i risparmi saranno pochi. La manovra delle Province, secondo noi, sembra soprattutto un punto fermo della politica che ormai si deve portare avanti».

Se i dipendenti interni esprimono le loro incertezze, la situazione è vissuta con un po’ di ansia in più dai lavoratori esterni. «C’è apprensione e molta attesa - racconta un dipendente della cooperativa che ha in appalto il servizio di portierato della Provincia -. In un incontro di pochi mesi fa siamo stati tranquillizzati sul mantenimento dei dipendenti sia interni che esterni. L’amministrazione si è dimostrata attenta alle nostre posizioni, ma comunque si vive con preoccupazione in vista di una decisione definitiva».

«Abbiamo fatto un po’ di comunicazione interna - aggiunge Giuliano Palagi, direttore generale della Provincia - per quelle che erano le notizie che arrivavano e il presidente, il prima possibile, avrà un confronto diretto con il personale per spiegare le misure che sono state adottate». Sulla vera utilità di una riforma dell’assetto delle Province, Palagi si dice convinto che «in una situazione di crisi ognuno deve fare la sua parte e gli enti locali, con tutti i tagli che sono intervenuti nelle manovre di questi anni, l’hanno già fatta e continueranno a farla. Criticabile il fatto che si intervenga solo su un versante:ci auguriamo che facciano la loro parte anche le amministrazioni centrali dello Stato».

Ma Pisa andrà solo con Livorno oppure ci sarà la conferma dell’area vasta costiera comprendente anche Lucca e Massa Carrara? In attesa di vedere i criteri per i tagli, sembra prevalere la seconda ipotesi. Il presidente della Provincia, Andrea Pieroni, ancora non si sbilancia: «Aspettiamo di avere in mano il testo definitivo della riforma, ma già da adesso possiamo notare con disappunto che sono state tolte importanti funzioni come il lavoro, l’istruzione, la formazione e l'edilizia scolastica che difficilmente possono essere amministrate dai Comuni in un’ottica di area vasta».

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