Il Tirreno

Pisa

Meno prostitute in strada di più in condomini e club

di Francesco Loi
Meno prostitute in strada di più in condomini e club

L’associazione Donne in movimento si occupa del fenomeno da quindici anni «Con la crisi è diventato più difficile aiutare queste ragazze ad uscire dal giro»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. «La prostituzione in strada è in diminuzione, mentre cresce il sommerso». Appartamenti privati, club, centri massaggi. Il mercato del sesso cambia così. Si chiude e si fa più sfuggente. La conferma arriva dalle parole di Elena Mezzetti, una delle fondatrici di Donne in movimento (Dim), l’associazione con sede in via Possenti che dal 1997 si occupa di immigrazione e immigrate. Dim ha uno sportello e un numero attivo 24 ore su 24 (340 7031986). Tra l’altro, Mezzetti è la coordinatrice della parte locale di ConTratTo (Contro la Tratta in Toscana). Questo progetto (finanziato dal ministero Pari opportunità) è gestito in Toscana dalla Regione e delegato alle Province, nel caso pisano all’assessorato alle pari opportunità di Anna Romei. ConTratTo è l’evoluzione dei programmi precedenti Sally e Provis; coinvolge tutti i soggetti impegnati a vario titolo sul fronte anti-prostituzione, dalle forze dell’ordine alla cooperativa Il Cerchio che si occupa del contatto sulle strade.

Dim si prende cura di coloro che vogliono uscire dal giro, dallo sfruttamento del racket, e cerca di favorirne il reinserimento sociale. Cinquecento le donne accolte finora nei programmi, altrettante quelle contattate. Per la prostituzione in strada si parla direttamente di traffico di esseri umani. Sulle strade pisane operano quasi tutte nigeriane e ragazze dell’Est europeo. «Non è scontato che abbiano un protettore - dice Mezzetti - anche se sulle piazzole non ci vanno da sole e quindi dietro c’è una regia che può andare dallo sfruttamento alla riduzione in schiavitù, a donne imprenditrici di se stesse. La povertà è la prima ragione. Ma ci sono altre derive: abbiamo saputo di colf e badanti che, a causa della crisi, per arrotondare si sono concesse nella cerchia dei conoscenti». Sulla strada le regole sono diverse: le nigeriane (che hanno spesso alle spalle connazionali ex prostitute come “coordinatrici”) pattuiscono sin dall’inizio una cifra - anche 50-60mila euro - pagata la quale si riscattano e sono libere. Sono molto giovani, intorno ai venti anni, alcune sono minorenni. Stessa età media per le ragazze dell’Est, ma diverso giro. «Nei loro Paesi ci sono agenzie apposite che gestiscono i traffici». Molte provengono da situazioni familiari difficili, e l’abbaglio di un posto nello spettacolo è solitamente l’esca più forte.

«Nel sommerso - prosegue Mezzetti - è tutto più complesso e variegato. Nei club privée e nei centri massaggio il cliente trova privacy e ogni tipo di offerta. Per le forze dell’ordine, in assenza di denunce, intervenire in ambienti privati, appartamenti compresi, è quasi impossibile». Ma questi appartamenti come vengono trovati? «Grazie ad affittuari accondiscendenti. Ma è stata anche individuata un’agenzia immobiliare sospetta, di Milano, che faceva intermediazioni. I prezzi degli affitti? Alcuni regolari, altri più elevati».

La molla che spinge le ragazze a chiedere aiuto è quasi sempre la violenza. Allo sportello si rivolgono quando la sopportazione giunge al limite e spazza via le paure. Dim le fa entrare in un circuito di protezione, d’intesa con l’Ufficio immigrazione della Questura. Scattano così un permesso di soggiorno di 6 mesi rinnovabile per un anno (la regolarizzazione) e corsi di apprendimento della lingua italiana. E poi la ricerca di un lavoro. «Ma con la crisi - conclude Mezzetti - sta diventando più difficile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa