Sicurezza
Le case chiuse esistono soprattutto a Cisanello
Su Internet decine di annunci erotici: rispondono sempre giovani straniere Dietro c’è spesso un’organizzazione che affitta per loro gli appartamenti
PISA. Le case chiuse esistono ancora e sono quasi tutte a Cisanello: è quanto emerge da un’indagine che abbiamo svolto rispondendo a decine di annunci erotici tra Internet e Facebook. E’ una conferma: se il quartiere ora si sta trasformando, è stato scelto già una decina di anni fa essendo «alla periferia della città, ma non degradato e soprattutto particolarmente anonimo», si leggeva in una ricerca condotta nell’ambito del progetto anti-prostituzione “Strada”. Poche le eccezioni: qualcuna a Tirrenia e Ospedaletto, casi isolati in zona stazione e Leopolda, aeroporto e persino lungarno Galilei. Segnalazioni pure a Porta a Lucca. Ma sono episodi, non la regola. Anche perché pochissime sono le professioniste che lavorano in proprio e che quindi esercitano dove hanno trovato un appartamento; quasi tutte le altre sono all’interno di organizzazioni che forniscono loro le dimore per un certo periodo.
«Prima volta a Pisa». Infatti tra i vari annunci spesso risuona una frase tipo «appena arrivata in città» oppure «solo per pochi giorni a Pisa». Le ragazze girano in continuazione e questo sistema risponde a due grandi necessità: controllare le “lucciole” e assicurare “carne fresca”. Può sembrare brutale, ma per gli sfruttatori è un grande business, dunque è opportuno che le lavoratrici non coltivino contatti locali: potrebbero rastrellare forza e coraggio di scappare e denunciare. Ma potrebbero anche incontrare un cliente che si innamora di loro e le porta in salvo, azione che per il “protettore” significa perdere una fonte di guadagno.
Domanda e offerta. L’altro motivo del ricambio frequente è stimolare i pruriti di chi, di fronte alla novità, trova un maggiore incentivo a spendere soldi. In teoria la domanda è sterminata, ma purtroppo anche l’offerta vanta numeri importanti e allora bisogna inventarsi qualcosa per attirare la clientela: c’è la spagnola che termina ogni frase con la parola «amore»; la venezuelana che ti chiede subito il nome e replica con «piacere Melissa»; la tahitiana che premette di prendersi cura «solo degli italiani» (all’apparenza si preclude una fetta di consumatori, ma “l’esclusiva” è sempre una buona strategia di marketing); la russa che chiede «rispetto e non brutti, grassi e volgari».
Le prestazioni. In realtà questo è solo l’approccio. Per chiudere l’affare, quello che più conta durante la telefonata, è il tipo di prestazione che si può ottenere. Qui alla fantasia non c’è limite, perché ogni uomo ha i suoi punti deboli e desideri nascosti: per quanto possa essere completo ed “estremo” l’elenco dei servizi, ci sarà sempre una richiesta impossibile. Un trans (da uomo a donna) cubana risolve con una sintesi ammiccante: «Io continuo dove le altre si fermano». E due amiche hawaiane promettono «amore in tre e quello che non fa una lo fa l’altra». Sì, ma siete due: costate il doppio? «Ti facciamo lo sconto perché sei simpatico: amore lungo e 100 euro in tutto».
Amore lungo. Le uniche parole in inglese che conoscevano le prostitute vietnamite ai tempi della guerra contro gli americani erano proprio: «Me love you long time. Me sucky sucky». E bastavano per descrivere l’universo maschile: la paura d’essere precoci e la passione per i rapporti orali. Sono passati quarant’anni, anzi sono passati secoli e l’uomo è rimasto sempre fermo: ansia da prestazione e desiderio di sottomettere. Quest’ultimo trova la sua stereotipizzazione in un atto che di per sé non ha sfumature umilianti: le professioniste lo sanno allora, quando promettono quella prestazione, subito aggiungono: «In ginocchio».
Il proibito. Ma c’è un’altra frase magica: «Massaggio prostatico». Chi vuole apparire macho e non vuole proporlo/praticarlo con la partner ufficiale (se ce l’ha) lo chiede alla prostituta che può pensare qualsiasi cosa, tanto lei e cliente non si rivedranno mai più (forse). Ma per i massaggi si dice che siano molto più bravi i trans, quasi tutti/e brasiliani/e: quando alcuni di loro sfilano la mattina in Corso Italia, fanno girare molti passanti con le loro misure dalla sesta in su; mentre la notte danno ad un cliente l’indirizzo «solo se veramente interessato».
Altri optional. Facilità di trovare il parcheggio, zona poco frequentata e lontana da sguardi indiscreti, palazzoni anonimi dove passare inosservati. Sono questi i benefit graditi che fanno di Cisanello e Pisanova la zona a più alta concentrazione di case d’appuntamenti: nove “signorine” su dieci esercitano in quei quartieri. L’area vicino all’ospedale, le vie dei supermercati con le case popolari alle spalle, gli isolati tra le Piagge e il sexy shop (in questi ultimi vive soprattutto una numerosa comunità di trans provenienti dal Brasile) sono tutte perfette.
La provenienza. Non c’è per le prostitute donne una mappa altrettanto definita, perché le nazionalità rappresentate riempiono l’intero mappamondo: ultimamente c’è un aumento di idiomi spagnoleggianti (tra cui molte latinoamericane, argentine in particolare), ma il fascino delle ragazze dell’Est non tramonta mai. Infine, le nigeriane e le albanesi che però restano tutte in strada (lungo l’Aurelia, in particolare).
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