La manifestazione
In via Traversagna trans e spaccio di droga
Sono tutti brasiliani, arrivano in Italia con l’obiettivo di fare l’operazione per cambiare sesso
PISA. Via Traversagna, a Migliarino, rappresenta un caso a sé nel quadro della prostituzione locale. Anzi, il problema è che non è locale la clientela, che arriva da varie zone della costa e dell’interno della Toscana. E’ un grande supermarket del sesso all’aperto, conosciuto. «Via Traversagna è zona malavitosa, dove alla prostituzione si abbina lo spaccio sia di droga che di medicinali, in particolare viagra», denuncia Elena Mezzetti di Dim. «Vi si svolge un tipo di prostituzione che proprio si porta dietro la droga. E - aggiunge - è un’area meno guardata dalla forze dell’ordine». Questa strada che va dall’Aurelia verso i monti, iniziando a fianco dell’uscita del casello autostradale, con l’area industriale da una parte e campi avvolti nel buio della notte dall’altra, “ospita” in larga parte i transgender, i trans.
A Donne in movimento fanno un identikit del transgender: uomo, brasiliano, trentenne. Molti arrivano in Italia con l’obiettivo di fare l’operazione per il cambio di sesso. In pochi abitano da queste parti. «Arrivano in treno alla stazione centale. Vengono anche da Firenze, Pistoia, Montecatini. I taxisti li portano a Migliarino: con loro fanno buoni affari», sottolineano a Dim.
La gran parte dei trans lascia il proprio Paese a causa della povertà: in Italia cerca soldi e la possibilità, in qualche modo, di ripartire. Non sono pochi comunque quelli che hanno studiato e hanno un diploma. Poi ci sono casi particolari. «Ci è capitato, allo sportello, di avere un brasiliano giovanissimo - racconta Mezzetti -. Oltre che appena maggiorenne, era soprattutto molto ingenuo. La prima notte in strada è stato subito malmenato, perdendo tutto quello che aveva. Cosa ci ha chiesto? Un aiuto per ottenere il rimpatrio immediato, e così è stato».
Quelli che si presentano allo sportello di Dim cercano una via di uscita, ma aiutarli è ancora più complicato. «Il primo motivo è che si sentono discriminati e si chiudono molto in loro stessi, mentre l’aprirsi è il passaggio essenziale. Nel nostro programma ne abbiamo comunque accolti alcuni». Il secondo ostacolo è il reinsemento sociale attraverso un lavoro. «La discriminazione nei loro casi è più forte - spiega Mezzetti -. Così, alla crisi economica si somma questa difficoltà legata alla loro immagine esterna».
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