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Pisa

Detenuto affetto da Hiv ferisce direttore carcere e 6 agenti con una lametta

Detenuto affetto da Hiv ferisce direttore carcere e 6 agenti con una lametta

Terrore al Don Bosco di Pisa, nessuno dei feriti è in gravi condizioni ma sono stati sottoposti precauzionalmente a terapie antivirali

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Il direttore e sei agenti della polizia penitenziaria del carcere Don Bosco di Pisa sono stati aggrediti ieri con una lametta da un detenuto con problemi psichiatrici e affetto da Hiv. Nessuno è in gravi condizioni, ma tutti sono stati sottoposti precauzionalmente a terapie antivirali. Lo rende noto Donato Capece, segretario generale del Sappe.

«Ciò che è accaduto qui purtroppo capita in tutti gli istituti e sappiamo che dobbiamo convivere con queste difficoltà», dice Fabio Prestopino, direttore del carcere Don Bosco di Pisa, commentando l'aggressione. «Io sono intervenuto - spiega - solo per riportare alla ragione il detenuto e non ho subito alcuna conseguenza. Per fortuna anche i poliziotti hanno riportato ferite non gravi».    La situazione oggi è tornata alla normalità: «Il clima è sereno - assicura Prestopino - e il lavoro prosegue normalmente. Il detenuto aggressore è nella sua solita cella insieme ad altri». Per ora dunque nessun provvedimento. «Sarà sottoposto a procedimento disciplinare - risponde il direttore del carcere - ma serve un'istruttoria e passerà un pò di tempo». Pisa intanto continua a soffrire per il sovraffollamento con oltre 360 reclusi su una capienza di 250 posti, ma Prestopino non si scoraggia: «È una situazione difficile, ma comune a tante altre realtà del nostro Paese».

Il sindacato della polizia penitenziaria esprime «solidarietà al direttore e ai colleghi aggrediti» e stigmatizza «l'ennesimo atto di violenza in carcere». «Queste continue aggressioni - rileva Capece - non sono più tollerabili. Bisogna contrastare con fermezza queste ingiustificate violenze ai rappresentati dello Stato in carcere e punire con pene esemplari, anche sotto il profilo disciplinare, i detenuti che le commettono per evitare sul nascere pericolosi effetti emulativi».

«La linea del buonismo non paga - osserva il segretario del Sappe - e la scelta del patto di compromesso con i detenuti che vuole il capo del Dap Giovanni Tamburino non serve. Occorre ripristinare i supercarceri e rinchiudervi i detenuti indisciplinati e pericolosi. Quello che ieri ha colpito a Pisa è da poco arrivato da Bergamo dove ha tenuto comportamenti analoghi e la sua detenzione scade nel 2019. Bisogna intervenire prima che commetta atti ben più gravi ai danni del personale penitenziario, noi pretendiamo sicurezza per i nostri colleghi. Lavorare in queste condizioni è una vergogna».

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