Il dolore
Sopra Calci non c’è acqua Arrivano le autobotti
Nelle frazioni di Tre Colli e Castelmaggiore rubinetti a secco nelle ore notturne In grave difficoltà i ristoratori e qualcuno non esclude di chiudere il locale
CALCI. Sempre meno acqua sul monte pisano. Riserve naturali ai minimi storici. Sorgenti praticamente secche o in via di esaurimento. Le prese superficiali come Ghiaccio e Fossoni non bastano più a soddisfare il fabbisogno. In alta Vallegraziosa è scattata l’emergenza.
A Tre Colli e Castelmaggiore rubinetti asciutti per alcune ore la notte. Squadre di tecnici ed operai della società Acque sono impegnate anche per rifornire con autobotti due contenitori, della capacità di migliaia di litri ciascuno. Il prezioso liquido viene in parte immesso nell’acquedotto comunale, ma evidentemente non è sufficiente a coprire l’intero territorio e spuntano le prime polemiche. Ci sono realtà come i ristoranti, primo tra tutti lo storico locale “Le Porte” sulla strada per il Monte Serra, senza più una goccia d’acqua. Anche a valle si teme il peggio. Non a caso il sindaco Bruno Possenti ieri ha emesso un’ordinanza che proibisce l’utilizzo dell’acqua dell’acquedotto per usi impropri. I trasgressori saranno puniti con sanzioni fino a 500 euro e, nel caso, con l’immediata sospensione dell’erogazione.
In particolare è fatto divieto di alimentare impianti di irrigazione di orti, giardini pubblici e privati. Niente lavaggio di veicoli o riempimento di piscine o pulizia e lavaggio di fosse biologiche; neppure è consentita l’irrigazione connessa con attività produttive o impianti di climatizzazione. «A noi – intanto dice con amarezza Paolo Degli Innocenti, titolare de “Le Porte” – l’acqua non la portano neppure con le autobotti. Ho fatto appello direttamente all’amministrazione comunale e alla società Acque oltre che agli addetti ai servizi. Cosa dobbiamo fare? Lavoriamo e diamo lavoro a diverse persone. Tutti sanno che siamo sempre stati in prima linea nel porgere una mano ai meno fortunati e alle istituzioni. Logisticamente costituiamo un presidio in caso di incendio o in presenza di calamità». E Degli Innocenti aggiunge: «Dobbiamo chiudere? Vuol dire che cesseremo l’attività».
Un quadro complesso. Degli Innocenti fa notare: «Se non si risolverà il problema acqua al più presto, saremo costretti ad abbassare le saracinesche. Non si dimentichi che, vicino a noi, si è registrato il rien ne va plus per motivi diversi, legati a grosse difficoltà, de “La rosa dei venti” e “La cooperativa Monte Serra”.
«Il monte pisano sta morendo in tutti i sensi», scuotono la testa gli anziani. Si pensi all’acqua che copiosamente si sprigionava dalle rocce ed alimentava i ruscelli (i due Zambra, il Vallino e l’Aldio) capaci di fornire la forza motrice alle centinaia di frantoi, ai mulini, ai pastifici, ai laboratorio artigiani.
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