Il Tirreno

Pisa

La “particella di Dio” parla pisano

di Danilo Renzullo
La “particella di Dio” parla pisano

Dipartimento di Fisica e Infn in prima fila sui progetti che hanno portato all’individuazione del bosone

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PISA. Orgoglio ed anche emozione ieri tra i tanti presenti nell’aula magna del dipartimento di Fisica, nel polo ex Marzotto. In collegamento con il Cern di Ginevra, docenti e studenti hanno assistito sullo schermo alla presentazione degli ultimi risultati sulla ricerca del bosone, la cosiddetta “particella di Dio” teorizzata già 48 anni fa dallo scienziato inglese Peter Higgs e dimostrata dopo un lavoro di ricerca durato oltre venti anni. Con la sua “scoperta” si completa il quadro delle 17 particelle elementari che compongono la materia e che permette di spiegare l’esistenza della massa.

La grande scoperta parla anche pisano. C’è molto della nostra città nella lunga attività di ricerca che ha portato all’individuazione del bosone. Pisa, con i suoi esperti ed i suoi ricercatori, ricopre un ruolo fondamentale nei due maxi-esperimenti che studiano i frammenti di particelle generati dalle collisioni tra protoni: Cms e Atlas sono i due progetti (indipendenti e complementari) che hanno permesso l’individuazione del bosone utilizzando due enormi rivelatori sotterranei. I progetti di ricerca hanno coinvolto decine di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare della sezione di Pisa, delle Università di Pisa e Siena, della Scuola Normale, con il coordinamento di Chiara Roda, capogruppo a Pisa del progetto Atlas, e Fabrizio Palla, capogruppo del progetto Cms a Pisa. Nelle loro parole la soddisfazione, mista a cautela (tipica degli scienziati), per essere arrivati a questi risultati. «Per Pisa è un momento magico - dice Fabrizio Palla, fisico ricercatore dell’Infn e del Cern - avendo entrambi gli esperimenti (Cms e Atlas) a differenza di altre realtà italiane. E questo vuol dire che l’Università di Pisa, l’Infn di Pisa e la Normale in questo momento sono realtà vincenti nel panorama della ricerca italiana. Per noi è molto importante il fatto di aver avuto negli ultimi due anni come spokesman del Cms il pisano Guido Tonelli, a testimonianza dell’ottimo lavoro svolto per la costruzione del rivelatore e, non ultimo, il fatto che siamo stati padri fondatori dell’esperimento. Motivo di orgoglio è anche il potente centro di calcolo che abbiamo a Pisa, il T2, che ha permesso la ricostruzione di tutti i dati che sono serviti all'analisi».

L’emozione più grande per Palla e il suo gruppo formato da oltre trenta persone «è stata la scorsa settimana quando - racconta il fisico pisano - abbiamo avuto un incontro al Cern dove sono stati presentati, internamente, i risultati delle ultime analisi. Ma è stato stamani (ieri, ndr), quando ho visto i risultati nell’altro campo, che mi sono convinto che effettivamente, mettendo insieme i due esperimenti, siamo stati i primi ad osservare l’esistenza di questa particella. Rispetto alla quale però non oserei dire che è quella “di Dio”, perché ancora non ne conosciamo le proprietà».

La centralità del lavoro svolto dai gruppi pisani è sottolineata anche da Chiara Roda. «Il gruppo di Pisa ha ruoli in tutti i campi - dice la ricercatrice del dipartimento di Fisica, da oltre dieci anni in questo esperimento -. Abbiamo costruito una parte del rivelatore, lo abbiamo testato, fatto funzionare e poi partecipato alle analisi dei dati. Il gruppo è formato da una decina di persone, tra cui laureandi e dottorandi: essenzialmente il nostro lavoro consiste nel costruire degli apparati che sono una sorta di macchine fotografiche digitali formate da milioni di canali. Poi prendiamo i dati e li analizziamo». Per Roda la scoperta è «il premio di oltre venti anni di lavoro per circa diecimila persone in tutto il mondo». Tra i ricercatori c’è anche tanta prudenza. «Tutto ha funzionato bene – conclude Roda – ma abbiamo bisogno di più tempo per definire le proprietà della particella individuata». Soddisfazione da parte del sindaco Filippeschi, che si è complimentato con il direttore dell’Infn, Giovanni Batignani. «Siamo grati - ha detto - e fiduciosi che la scoperta sarà confermata».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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