Attenzione
A settembre banco di prova sul passaggio ai dipartimenti
PISA. La «rivoluzione» dei dipartimenti all’Università è ormai ai nastri di partenza: con l’elezione dei 20 direttori si è completata la costituzione delle strutture previste nel nuovo statuto. Ma a...
PISA. La «rivoluzione» dei dipartimenti all’Università è ormai ai nastri di partenza: con l’elezione dei 20 direttori si è completata la costituzione delle strutture previste nel nuovo statuto. Ma a settembre, quando si volterà pagina e il piano entrerà in vigore, filerà tutto liscio? Professori, personale e studenti riconoscono il grande lavoro svolto affinché il passaggio «epocale» fosse indolore. Ma nessuno giura che non ci possano essere problemi e resta affidata a una scommessa la soluzione di tre grandi incognite: il trasferimento del personale, l’eventuale costituzione di scuole e “l’inghippo” di economia.
Il personale. Le rsu da mesi fanno pressione per capire piano strategico e modello organizzativo in base ai quali si è proceduto alla riorganizzazione e al calcolo teorico per stabilire il fabbisogno dei tecnici/amministrativi nelle 20 strutture. L’ateneo partiva da 59 organismi (11 facoltà per la didattica e 48 dipartimenti per la ricerca) e ora ci si chiede se le assegnazioni così determinate saranno capaci di rendere funzionali i maxidipartimenti che hanno unificato le funzioni.
Le scuole. Sono una possibilità della legge Gelmini: sovrastrutture di coordinamento leggero previste quando la didattica di due o più dipartimenti ha aspetti comuni. Ci ragionano da mesi il settore disciplinare di medicina e quello di ingegneria. Nel primo caso la vecchia facoltà che conteneva il corso “principe”, medicina e chirurgia, si è divisa in tre nuovi dipartimenti: per motivi diplomatici, la scuola servirà a coordinare la laurea e non concederà a nessuno questo ruolo. In Ingegneria, la scuola soprintenderebbe al lavoro dei vecchi dipartimenti industriale e civile: il primo era troppo grande, con 130 professori; l’altro troppo piccolo, con 30 unità. Pertanto i due vecchi dipartimenti si sono “mescolati” in due nuovi dipartimenti di dimensioni medie con la supervisione della scuola.
Economia. Il caso più delicato di tutta l’Università riguarda i docenti di diritto che insegnavano a economia: siccome il neo dipartimento di economia è monodisciplinare, questi dovranno migrare nel dipartimento di giurisprudenza. Da pochi giorni anche qui si sta studiando la costituzione di una scuola che comprenda i due dipartimenti più scienze politiche, per evitare collisioni nella didattica.
Le elezioni in senato. Intanto, ciascuno dei sei settori in cui sono suddivisi i 20 dipartimenti dovrà eleggere un solo rappresentante in senato accademico tra i suoi direttori. I neo eletti capi dei dipartimenti non escono allo scoperto: è presto per dire se si candideranno o no; ma regna un clima di assoluto fair play in cui ogni big auspica collegialità per il bene dell’ateneo. Lo stesso atteggiamento con cui, di fronte a eventuali incidenti di percorso a settembre, invocano umiltà e volontà di superamento e non motivi di divisione.
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