Il Tirreno

Pisa

Svolta in Ateneo Ecco i direttori dei 20 dipartimenti

di Gianluca Campanella

È il primo passo dell’anno accademico col nuovo statuto Ora dovranno essere scelti i rappresentanti per il senato

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PISA. I venti nuovi dipartimenti dell’Università ora hanno anche i direttori: infatti dal 18 al 29 giugno, nei vari organismi dell’Ateneo, si sono svolte le elezioni e ieri sono stati ufficializzati i risultati. Questo passaggio era previsto nel nuovo statuto dell’Università, approvato nel novembre del 2011: si unificano le 11 facoltà (strutture che si occupano di didattica) e i 48 “vecchi” dipartimenti (che curano la ricerca) in soli 20 nuovi maxi dipartimenti che avranno la responsabilità di coordinare sia le lezioni che il lavoro di ricerca. Il tutto partirà da metà settembre, in tempo per il prossimo anno accademico 2012/13. E c’è un ulteriore step da affrontare: il senato accademico, attualmente massimo organo politico dell’Ateneo, ora è composto dagli 11 presidi di facoltà (membri di diritto) e da due rappresentanti eletti per ognuno dei sei settori disciplinari in cui sono suddivisi i dipartimenti. Quindi ci sono 23 professori in senato, a cui si aggiungono rettore, suo vicario, direttore amministrativo, rappresentanti degli studenti e del personale. Nel senato disegnato dal nuovo statuto si passa a 18 professori: uno ordinario per ciascuno dei sei settori, che sarà eletto tra i direttori di tutti i dipartimenti compresi in quel settore; e due rappresentanti saranno votati tra professori di fascia diversa (ordinario, associato o ricercatore). Questo significa che all’interno di un settore disciplinare un direttore sarà più “importante” degli altri che non accedono al senato. Ma rispetto al passato, non si registra una grande conflittualità, nonostante l’imminenza della consultazione elettorale: il 18 luglio si presentano le candidature e il voto è previsto il 10 settembre. È probabile che la relativa tranquillità sia dovuta al “peso” inferiore che il senato accademico avrà con il nuovo statuto: resta sì l’organo che dà l’indirizzo culturale alla vita dell’Università, ma molte delle sue competenze decisionali passano al consiglio d’amministrazione; è la legge 240/10, cosiddetta Gelmini, ad aver imposto la riscrittura della carta fondativa dell’Ateneo e la migrazione di alcuni poteri.

Allora il lavoro più delicato da svolgere per le varie “correnti” non è spingere il proprio direttore in senato, ma assicurare un pacchetto complessivo di tre nomi che rispetti l’equilibrio di fasce di docenza e aree del sapere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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