Attenzione
Fusione tra aeroporti? Pisa conti di più
Pacini-show all’assemblea con il presidente nazionale di Confindustria, Squinzi. E parole nette sul tema del momento
PISA. L’accordo tra aeroporti con Firenze si può anche fare, «ma non certo alla pari. Pisa deve far pesare i suoi 4 milioni di passeggeri, contro il milione e mezzo di Firenze». Non c’è Squinzi che tenga, è il polipresidente Pierfrancesco Pacini a prendersi il palcoscenico all’assemblea dei soci dell’Unione industriale riunita per il saluto del leader nazionale Giorgio Squinzi. Costretto dalla necessità di sintesi (si fa per dire), Pacini gioca in casa e dà il meglio di sé parlando quasi a braccio e mangiandosi, a forza di «un’ultima cosa», quasi tutto il tempo a disposizione. La platea spesso sottolinea ridendo il suo one-man-show. Non è arrivata la giornalista del Sole 24 Ore che doveva condurre l’incontro? Pacini fa di necessità virtù e annuncia che sarà lui stesso a farsi le domande e, ovviamente, a dare le risposte. La platea sorride e sembra non sorprendersi,abituata alla versatilità del personaggio.
La crisi. Pacini attacca con qualche cenno generale sull’economia pisana. La crisi ha colpito duramente anche qui, facendo sparire oltre un quinto della produzione e del fatturato. Si chiede cosa ci vuole e si risponde che servono politiche industriali e la creazione di “reti”: tra le imprese, tra imprese e banche, tra ricerca e produzione, tra imprese e pubblica amministrazione. Vola su internazionalizzazione e nuovi ricchi (188 milioni nei prossimi 5 anni nel mondo), potenziali acquirenti dei nostri prodotti. Poi arriva al punto.
L’aeroporto. «La giornalista mi avrebbe certamente chiesto qualcosa sull’aeroporto», dice Pacini. E attacca sull’argomento che gli stava a cuore con un rapido cambio di giacca (tra le molte disponibili). In questo caso, tolta la giacchetta di presidente regionale di Confindustria, indossa quella nuova di consigliere della Sat, oltre a quelle abituali di presidente dell’Unione industriale e della Camera di Commercio pisana. Insomma, un po’ più pisano e un po’ meno toscano per poter dire: «Noi sosteniamo l’aeroporto di Pisa. L’aeroporto di Firenze non ha quasi niente, ha solo Firenze. Siamo disponibili a parlare di unificazione, ma teniamo conto che Pisa ha 4 milioni di passeggeri e Firenze 1,5. Con la fusione si prevede di arrivare a 10 miloni? Ci va bene, Pisa ne avrà 8 e Firenze 2. E la sede della società dove si fa? Noi siamo i più grandi, ci proponiamo. I fiorentini saranno d’accordo? Cerchiamo di fare la fusione, ma pensando anche ai nostri interessi. Non si può fare alla pari». Non proprio un contributo alla distensione. E quando si rivolge al sindaco seduto in prima fila davanti a lui, quasi a chiedere se è d’accordo, Filippeschi prova a correggere il tiro: «Parliamo di integrazione».arliamo di integrazione».
La Provincia. Pacini va a ruota libera e si lancia in una parziale difesa delle funzioni della Provincia di Pisa con qualche scivolata (come il paragone con la Sardegna: «he ha territori estesi, sì, ma con pochi abitanti e tra quelli magari anche i banditi»). Squinzi abbassa la testa, il tempo passa, mezzogiorno si avvicina e lui deve volare a Roma da Monti per la presentazione della spending review. E quando finalmente Pacini gli cede la parola, Squinzi trova il modo di fargli un regalino ammettendo che i suoi piloti non amano atterrare a Firenze. «Quando c’è brutto tempo mi chiedono: non si potrebbe atterrare a Pisa?». Lo diceva Pacini, che Pisa è meglio.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

