Proteste
Straordinari in parte da restituire
Un decreto retroattivo abbassa il limite di reddito legato alla detassazione
PISA. Ci mancava anche di dovere restituire indietro una parte degli straordinari pagati! È quanto circola, di bocca in bocca, fra operai e dipendenti di ditte che rientrano in un decreto del presidente del consiglio dei ministri Mario Monti emesso in primavera, ma che è retroattivo con partenza primo gennaio 2012.
Vediamo cosa dice, in maniera sintetica, questo decreto. I lavoratori che prima non superavano un reddito di 40mila euro percepivano uno straordinario a cui veniva applicata una detassazione. Invece di pagare una tassa sullo straordinario del 38% (da 28mila fino a 40mila euro di reddito), o del 27% (da 15mila a 28mila euro di reddito) o del 23% (fino a un reddito di 15mila euro), la tassazione era pari al 10%. Adesso, il limite di reddito entro cui si applicano le decurtazioni, non è più il reddito lordo di 40mila euro, ma la soglia è stata abbassata a 30mila euro. Di conseguenza, tutti quei lavoratori che hanno un reddito annuale fra 30 e 40mila euro dovranno restituire una parte dello straordinario percepito in quanto non rientrano più nella detassazione: e il calcolo va fatto dal primo gennaio in poi.
Con l’aiuto di Daniela Puccini della segreteria della Cgil di Pisa, proviamo a fare un esempio. Su 100 euro di straordinario, la tassazione era stata del 10%, quindi al lavoratore sono andati 90 euro. Visto che questa agevolazione sparisce per quei redditi fra 30 e 40mila euro l’anno, considerando l’aliquota più bassa del 23%, quei lavoratori dovranno restituire un altro 13%: ovvero 13 euro su 100. Ma il calcolo dell’aliquota Irpef può variare in base al reddito.
Il decreto del premier Monti non piace alla Cgil in quanto «siamo di fronte - spiega Daniela Puccini - a una norma con molti limiti. Per rendere concreta la detassazione, occorre un accordo integrativo col sindacato se non c’è un accordo territoriale o provinciale. Inoltre, l’azienda deve dimostrare, a fronte di una verifica dell’Agenzia delle Entrate, che quel lavoro straordinario è correlato agli aumenti di produttività ed efficienza organizzativa. Inoltre, ci sono tante aziende che non pagano lo straordinario in quanto lo ritengono lavoro ordinario».
Ancora è presto per quantificare quanto inciderà il decreto sulle tasche dei lavoratori (mediamente alcune centinaia di euro), intanto la Cgil torna a lanciare la proposta di detassare la tredicesima. «Questo farebbe davvero la differenza - conclude Daniela Puccini - soprattutto quando ci sarà da pagare l’ultima e pesante rata dell’Imu».
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