Sicurezza
Tanti giovani sui lungarni Così rinasce la passione
Un’edizione che ha riscosso nuovo interesse e una grande partecipazione Pisa si propone al mondo giocando anche le carte della storia e del folklore
PISA. Il Gioco trent'anni dopo la sua riedizione è ancora più vivo. Certo, ha perso un po' quel sapore antico dei suoi padri rifondatori, trasformandosi in una tenzone post-moderna a cui non manca l'anima per sopravvivere. Lungi quello spirito fulgido e un po' nostalgico dei tempi di Sergio Carlesi (personaggio speciale che è giusto ricordare a cinque anni dalla scomparsa), si è riacceso l'interesse in città per questa manifestazione. E l'edizione notturna, ancora una volta, è stata una magia di luci e ombre sui lungarni più belli.
L'esplosione d'interesse si è vista l'altra notte per la tradizionale veglia sugli affollati lungarni intorno al ponte di Mezzo pieni zeppi di combattenti, fino allo spettacolo di ieri sera in una straordinaria cornice di pubblico. Con un'annotazione molto positiva sulla gioventù pisana. Centinaia di ragazzi che hanno interpretato la tradizione con entusiasmo, passione e disciplina. Veder sfilare sui lungarni il corteo della scuola delle manifestazioni storiche e i bambini delle "Calandrini", senza una sbavatura e con un piglio di ordinata allegria, è stata la più bella sorpresa di questa edizione che fa da compendio a un Giugno Pisano di successo, appena sfiorato dai mugugni per la chiusura del ponte di Mezzo in occasione della Luminara da record.
Ecco allora materializzarsi, grazie ai giovanissimi, il più bel biglietto da visita per il futuro di questa manifestazione: sono addirittura loro a insegnare ai genitori come interpretare al meglio lo spettacolo più suggestivo che resta la sfilata. Loro intonati coi costumi sfavillanti, col passo cadenzato, senza masticare chewingum, mentre i loro padri, zii o fratelli maggiori qualche volta sbracati, comunque meno disordinati di sempre.
I botti sparati sul ponte di Mezzo nella tarda mattinata dai combattenti di Tramontana, il tifo da stadio, gli sfottò e i caroselli di auto con tanto di bandiere esposte ai finestrini fino alla chiusura dei lungarni, hanno animato le ore prima della sfida. Sfottò e fischi che hanno dilagato su tutti i lungarni durante la sfilata. Fino agli scontri sul ponte, schiumanti di muscoli, esultanza, delusione e rabbia. Il solito refrain ancora entusiasmante, pure al cospetto di quel mostro di macchina da guerra che è il carrello, ormai datato e che bisognerebbe riformare.
Tramontana ha vinto alla bella grazie alla squadra più forte del Gioco, il San Michele. Una sfida ancora una volta palpitante, cui ha fatto da cornice una folla di circa 50mila persone che ha sfidato il terribile Caronte (e i ritardi della manifestazione, conclusasi a mezzanotte e mezzo).
Pisa esce a testa alta, in una notte di festa successiva a quella che ha svelato la prima scena del grande murale nella chiesa di San Vito dedicato a San Ranieri e che rilancia la città come cantiere mondiale dell'antica tecnica dell'affresco. Tradizione, folclore, arte e cultura marciano spediti, nonostante i venti di crisi. E spingono Pisa verso obiettivi sempre più internazionali.
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