La scommessa di Ceccanti protagonista da trent’anni
Combattente per 15 anni, capitano per altri 15, sarà ancora lui il leader sul ponte «Prima di smettere voglio battere San Francesco». Il rimpianto per la sede
PISA. Trent'anni di Gioco del Ponte, quindici da combattente e quindici da capitano. Franco Ceccanti è sicuramente una di quelle figure che incarnano alla perfezione lo spirito della manifestazione principe del Giugno pisano. Personaggio da sempre legato a Mezzogiorno (era combattente tra l'altro degli invincibili Delfini), dal 1997 ad eccezione di un solo anno è alla guida del Sant'Antonio. Un capitano vecchio stampo, che unisce la grinta alla tecnica. La sua squadra, anche nei momenti neri della Parte con una serie infinita di sconfitte, è sempre stata un punto di forza con quattro vittorie ed una sola sconfitta (contro il San Michele) dal 2004.
L'anno scorso una delle sue più grandi soddisfazioni, con la vittoria che regalò il punto decisivo a Mezzogiorno. «Una bella soddisfazione – racconta - dopo un grande combattimento, sicuramente il più bello della scorsa edizione. Abbiamo battuto una squadra di altissimo livello come i Mattaccini, condotta da un capitano che ha fatto di tutto per superarci. Un combattimento da ricordare. Poi la gioia di aver regalato il punto della vittoria alla Parte che veniva da tredici anni di delusioni». Ma il 2011 è alle spalle e sabato incombe la nuova sfida. Sant'Antonio è ancora uno dei punti di forza della Parte australe? Capitan Ceccanti non ha dubbi: «Dicono che siamo una squadra di vecchietti con molti uomini sopra i 40 anni. Ma nel Gioco conta il gruppo. Ogni anno ho inserito un paio di elementi nuovi per il giusto ricambio, ma senza stravolgere lo zoccolo duro della squadra. Non dimentichiamo che per formare un combattente dal niente ci vogliono almeno tre anni». Sant'Antonio quest'anno ha dovuto, però, lottare prima che con gli avversari sul ponte con una sede di allenamento ormai inadatta (il Bastione Sangallo). «E pensare – dice il capitano – che fino a qualche anno fa eravamo una delle poche magistrature, se non l'unica, a Mezzogiorno ad avere una sede nel quartiere. Adesso, invece, siamo quella nelle peggiori condizioni dopo che alle altre sono state fornite nuove palestre». Una sede in cui allenarsi è davvero difficile. «Durante l'anno dovevo stare attento che i miei ragazzi non si facessero male. Nel Gioco, infatti, gli infortuni avvengono durante gli allenamenti se le strutture non sono idonee. Speriamo che per il prossimo anno qualcuno intervenga, perchè altrimenti è difficile andare avanti». Ma proprio nelle difficoltà la squadra rosso carminio ha rinsaldato ancora il gruppo. Una magistratura composta da poche persone, con il magistrato anche nella doppia veste di combattente. Aggiunge Franco Ceccanti: «Pochi ma buoni. Abbiamo lavorato comunque bene con tanto entusiasmo. Cosa ci auguriamo per il Gioco? Sicuramente di vincere noi e regalare come l'anno scorso il punto decisivo alla Parte». Poi la conclusione: «Quando smetterò di fare il Gioco? Magari quando riuscirò a cancellare quello zero nella casella delle vittorie contro il San Francesco (su sette incontri, ndr). E se fosse proprio sabato?».
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