La manifestazione
Chiuso un centro dati Scommetteva sull’Italia
Per il gestore era attività di trasmissione, per la questura un centro scommesse vero e proprio ma senza le previste autorizzazioni. Ed è scattato il sequestro
PISA. Le scommesse riguardavano quasi tutte la partita dell’Italia di stasera con la Germania e gli scommettitori erano orientati per lo più per un pareggio che poi andasse ai supplementari. Cosa che tutto sommato è da augurarsi perché ai supplementari gli azzurri, facendo i dovuti scongiuri, se la sono sempre cavata bene. Un centro raccolta dati di Tirrenia è stato chiuso perché, secondo la polizia e l’inchiesta della procura che è in atto, era a tutti gli effetti un centro di scommesse che non aveva chiesto l’autorizzazione. Si tratta di un centro aperto a Tirrenia da un pisano che vive sulla costa, per conto del noto bookmaker maltese Stanleybet. Un bookmaker che, secondo gli inquirenti, «giocherebbe», è proprio il caso di dirlo, sull’interpretazione di una sentenza della Comunità europea per cui un’impresa estera non sarebbe sottoposta al regime italiano. Un contenzioso tutt’ora in atto - spiegano dalla questura - ma che dovrebbe trovare una soluzione definitiva entro settembre con una decisione in merito.
Il titolare, come gli aveva imposto la Stanleybet, aveva chiesto l’autorizzazione per un centro trasmissione dati, ma quando gli ispettori della questura sono andati a fare le necessarie verifiche hanno visto che si raccoglievano scommesse ed in particolare per l’atteso incontro calcistico di oggi. Da qui il sequestro delle attrezzature, che sono state acquisite dalla polizia amministrativa, e la chiusura dell’attività. L’inchiesta penale in atto è diretta dal viceprocuratore, Antonio Di Bugno. L’accusa per il titolare, che appare più messo di mezzo che colpevole, è di esercizio abusivo di scommesse. La Stanleybet ritiene di essere solo un centro di raccolta dati che poi vengono trasmessi all’estero. In questo senso anche le scommesse vengono inviate altrove, ma di fatto - obietta la questura- vengono fatte in loco e le eventuali vincite in loco vengono pagate, dunque si tratta a tutti gli effetti, secondo la polizia italiana, di un centro che deve essere sottoposto alle necessarie autorizzazioni.
Nel corso di un recente convegno della polizia toscana sono stati forniti anche degli interessanti dati locali: nella nostra regione sono ventimila le persone, fra i 16 e 64 anni, dipendenti dal gioco d’azzardo patologico, il cosiddetto gap, e cinquecento di queste persone si sono rivolte ai servizi sociali per essere opportunamente curate. I drogati di gioco sono l’1.5% della popolazione: una cosa dovrebbe confortare, che il dato è comunque inferiore alla media nazionale, che si attesta invece sul 2,2%.
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