Il Tirreno

Pisa

Università, sventato l’aumento delle tasse Decisi i costi dei test

di Gianluca Campanella
Università, sventato l’aumento delle tasse Decisi i costi dei test

Il cda dell’ateneo ha deliberato solo l’adeguamento Istat Sinistra Per: «Una misura di equità, è merito nostro»

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PISA. Il consiglio d’amministrazione dell’Università ha deliberato in questi giorni quante tasse dovranno pagare gli studenti per l’anno accademico 2012/13. Rispetto alla proposta iniziale, che prevedeva decisi aumenti, sono state scongiurate quasi tutte le misure e alla fine sono stati approvati solo l’adeguamento Istat e i nuovi costi per i test d’ammissione.

L’adeguamento all’inflazione. È diversificato per fasce di reddito: inizialmente si prevedeva un più 3% secco per tutti, mentre la versione definitiva è graduale e va dal più 0,85% per chi deve pagare solo la prima rata fino al più 3,4% per i ragazzi a cui compete il versamento dell’importo massimo.

Protagonista di questa battaglia in cda è stata la lista universitaria “Sinistra per” che, al contrario, ha sempre contrastato la fasciazione delle tariffe a mensa.

La contraddizione è risolta così: all’Università ci vanno tutti, mentre la mensa è un servizio; se uno studente dal reddito elevato è costretto a pagare un prezzo molto più alto, secondo “Sinistra per” smette di frequentare la struttura.

Aggravio sugli inattivi. È la misura che più appariva penalizzante: sugli studenti inattivi, cioè quelli che nel precedente anno accademico non hanno conseguito almeno 5 crediti formativi, da qualche tempo è prevista una maggiorazione. Lanciata dal precedente rettore Marco Pasquali come una stangata del +50%, l’attuale gestione di Massimo Augello solo per l’anno scorso aveva deciso un aggravio del 5%. La base di partenza nel cda è una via di mezzo tra il 5 e il 50% da determinare.

Ma Michele Fortezza, rappresentante di “Sinistra per” nell’organo accademico, ricorda: c’è una commissione che studia da parecchi mesi le cause che portano un ragazzo a non “produrre” e nel giro di poche settimane i risultati dei questionari saranno noti; «sarebbe stato sbagliato non aspettare l’indagine; apparirebbe un modo per far cassa». Resta pertanto al più 5 per cento.

Prima rata. L’anno scorso a settembre tutti hanno pagato 264 euro all’iscrizione più 98 di tassa regionale. Per decreto del governo quest’anno la quota regionale, che contribuisce al Diritto allo studio, passa almeno a 140 euro. L’Università voleva alzare tra 400 e 500 euro anche la sua rata: è vero che se uno studente ha diritto alle riduzioni poi gli viene restituita, ma per alcune famiglie anticipare così tanti soldi insieme potrebbe essere un problema. Resta quindi 264 euro più il rincaro Istat modulato per fasce di reddito.

I costi dei test. L’anno scorso c’è stato una sorta di far west sui test di autovalutazione (a volte “consigliati”, a volte con più onestà dichiarati obbligatori) che servono a capire la preparazione di uno studente. Infatti, a seconda della facoltà, si pagava dai 15 ai 30 euro. La discriminazione è stata sanata con un ticket di 20 euro per tutti.

Invece è stata “spacchettata” la tassa sul numero chiuso nazionale da quella per il numero programmato locale: l’anno scorso era di 55 euro per tutti. Quest’anno sale a 60 euro per le facoltà che in tutta Italia hanno il numero chiuso e l’esame uguale nello stesso giorno; passa a 40 euro la contribuzione richiesta per i test che l’Università decide di aggiungere per sbarrare l’ingresso a livello pisano. La differenza? Per ospitare 3mila aspiranti medici a Ospedaletto l’Ateneo sostiene un costo molto più alto rispetto a quello che si spende per un corso di laurea poco frequentato, perché di nicchia. Meglio variare le cifre.

Il commento in cda. “Sinistra per” rivendica il successo dell’operazione «a difesa dell’equità, della progressività e del contenimento della contribuzione studentesca» e difende «un’università pubblica, accessibile a tutti e tutte e con una didattica di qualità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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